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Editoriale

Atene assediata

Alexis Tsipras in attesa di ricevere il capo dell'eurogruppo Dijsselbloen ad Atene

Già prima che Tsipras arrivasse al governo, mentre andava delineandosi sempre più nettamente la vittoria di Syriza, la stampa tedesca aveva cominciato a minacciare preventivamente gravi conseguenze e pesanti ritorsioni. La Bce, l’Fmi, e i governi europei, indebitati e non, hanno dato prontamente seguito a queste funeste previsioni. I primi chiudendo il rubinetto, i secondi assentendo senza battere ciglio. Senza avere peraltro idea di come risolvere i problemi, tutt’altro che marginali, conseguenti alla possibile uscita della Grecia dall’eurozona, eventualità che tutti assicurano di voler scongiurare.

Non c’entra l’etica protestante, né l’espiazione delle «colpe» del debitore, e nemmeno la contabilità del Vecchio continente. La questione è fino in fondo politica. Quella politica che decide i meccanismi e i vincoli dell’economia finendo con l’identificarvisi integralmente. Se governi come quelli italiani e francesi, che certo non sono avvantaggiati dalle attuali politiche europee, plaudono al rigore di Draghi è perché piegare la Grecia rappresenta una mossa decisiva in difesa del sistema liberista, concorrenziale e privatizzatore in cui pienamente si riconoscono, «parlando la stessa lingua» di Merkel.

I greci mettono sul tavolo europeo il proprio programma di risanamento e di riforme. Ma è esattamente quello che la governance europea, pilotata da Berlino, non vuole. C’è da scommettere che la riforma fiscale elaborata da Syriza non assomiglierà in nulla a quella prevista da Renzi. Che la Grecia riesca ad uscire in qualche modo dalle condizioni catastrofiche in cui versa non è ciò che rileva. Non è il fine che conta, ma i mezzi e cioè le «riforme» in versione Troika.

Questi mezzi non possono essere messi in discussione perché così si aprirebbe una breccia nella dottrina liberista e nel dispositivo di comando che la incarna a garanzia della rendita finanziaria. Al contrario, la capitolazione di Atene (è a questo e non a un compromesso che si punta) o il suo solitario precipizio in una crisi ancora più aspra di quella attuale, con inquietanti conseguenze politiche, servirebbe da cupo monito, in primo luogo per gli spagnoli che vanno ingrossando le fila di Podemos. Non è escluso che proprio il timore per l’evoluzione della situazione spagnola spinga Francoforte e Bruxelles ad escludere qualsiasi cedimento nei confronti di Tsipras.

Le reazioni da Roma e da Parigi rivelano quanto fragile fosse quell’asse mediterraneo, o meridionale, nel quale molti avevano confidato. Chi paventava un «effetto domino» può ora dormire sonni tranquilli. Almeno fino a quando saranno questi i governi che tengono a bada il sud indebitato.

La Grecia, per il momento, è sola a dispetto della sua mai sconfessata volontà europeista. Solo le forze sociali, i movimenti e i sindacati europei possono sostenere le ragioni di Atene, riconoscendovi in larga misura le proprie. Con il sostegno dichiarato al nuovo corso ellenico e mettendo sotto pressione quelli che «parlano la lingua di Schaeuble e Merkel».

  • Giovanna

    Al più presto (ma ne siamo capaci?) una grande manifestazione di sostegno alla Grecia?

  • http://bodrato.it/ Pare

    Si suggerisce anche la colazione con yogurt greco (previa accurata verifica del luogo di produzione) e pranzo a base di pasta, pomodoro e feta.

  • Gabriele

    Quella dello yogurt greco non è solo una battuta. Cosa possiamo fare per la Grecia in termini di finanza etica/consumo critico? E se Il Manifesto lanciasse una campagna? Sarebbe certo almeno un sostegno politico.

  • Massimo Luciani

    Il contenzioso sul debito greco è uno spartiacque per la sinistra europea e un banco di prova per sindacati e movimenti.

  • O. Raspanti

    Titolo eccellente!

  • Max lo scettico

    Tutte le strade portano a Roma, salvo quelle di Berlino che portano ad Hitler (e ai suoi discendenti).

  • vitalijzad

    Sono d’accordissimo sulla campagna. Potrebbero lanciarla anche Rifondazione ed il Partito dei Comunisti Italiani.

  • Harken

    Scusa, Giovanna… ma non vedo a cosa potrebbe servire.

    L’attuale base elettorale EU ammonta a (dati delle elezioni 2014) circa 400 milioni di cittadini (per la precisione: 396.104.240). Cominceremmo ad avere una “massa critica” capace di impensierire gli euro-tecnocrati quando riuscissimo a portare in piazza, in tutte le piazze europee, un paio di centinaia di milioni di cittadini EU, tutti quanti, come un sol’uomo (e una sola donna) urlanti “BASTA CON QUESTE ASSURDE POLITICHE DI AUSTERITÀ!! NESSUNO TOCCHI LA GRECIA!!”

    Probabilità che questo avvenga: zero. Utilità di una manifestazione a sostegno della Grecia organizzata dalla sola sinistra italiana: ancor meno di zero, perchè simbolicamente sarebbe – temo – addirittura controproducente per il governo di Syriza.

    Del resto, credo che Tsipras e Varoufakis (il quale è un teorico dei giochi… uno stratega) avessero abbondantemente previsto che non sarebbe stato un pranzo di gala: e che l’oligarchia euro-tecnocratica non se ne sarebbe stata tranquilla a guardare.

    Benché profondamente d’accordo, questa volta, con quasi tutto l’articolo di Marco, quindi, io adesso, per i prossimi tre mesi, opino non si possa fare altro che aspettare e stare a vedere come evolve la situazione.

    Nel frattempo, visto che fra tre mesi c’è una tornata di elezioni amministrative IMPORTANTI, ci si potrebbe – e dovrebbe – cominciare ad organizzare FIN DA ORA per evitare che molte amministrazioni tornino in mano alla destra più retriva e reazionaria: rischio tutt’altro che remoto!

  • Bastiano.B.Bucci

    Il problema che in Italia abbiamo anche una sedicente sinistra reazionaria…

  • Harken

    Aaaa-meeenn. Ite, Missa est (come diciamo noi della sinistra lefebvriana) ¬¬

  • http://bodrato.it/ Pare

    Poteva sembrarlo, contrapponendo una piccola (ma quotidiana!) manifestazione di sostegno a quella grande (ma una tantum) del commento precedente, ma non era una battuta, bensì un implicito invito a quello che tu hai riscritto in modo esplicito giustamente non limitandoti ai latticini. Per altro la sto facendo, e con gusto, la colazione a base di yogurt (ma almeno il miele lo mantengo “a Km 0”) e neppure la pasta con la feta, mangiata ierlaltro, è un suggerimento che mi son permesso di dare senza sperimentarlo.

  • http://bodrato.it/ Pare

    La Grecia ha uno stratega e si mobilita, l’oligarchia finanziaria come prevedibile non sta ferma, invece i potenziali alleati della Grecia devono starsene seduti in poltrona e aspettare che la spinta si esaurisca. Temo di non seguire il ragionamento.
    Prendere posizione sui temi scottanti evidenziati dalle ultime elezioni greche mi sembra il nodo più rilevante da affrontare anche in vista delle prossime tornate elettorali, a meno di non voler solo chiacchierare, sempre seduti in poltrona, del salotto di casa.

  • Harken

    Non ho detto che «i potenziali alleati della Grecia devono starsene seduti in poltrona e aspettare che la spinta si esaurisca»: ho detto (e infatti, inizialmente, rispondevo a Giovanna, primo messaggio, e alla sua invocazione «Al più presto (ma ne siamo capaci?) una grande manifestazione di sostegno alla Grecia») che le “grandi manifestazioni di sostegno” non servono a NULLA, a meno che (ovviamente esageravo con le cifre: ma l’idea era quella) non possano contare su una “massa critica” sufficiente ad innescare una qualche reazione nelle tecno-oligarchie (terrore? ripensamento delle proprie scelte politico-economiche?). E la massa critica necessaria e sufficiente a far capire che la Grecia DEVE stare in Europa, se non altro per una questione di vera paternità della cultura europea, ammonterebbe a MOLTE DECINE di milioni di cittadini europei, in piazza, contemporaneamente, in tutte le maggiori (e minori) città d’Europa, a gridare “VOGLIAMO CHE LA GRECIA RESTI NELL’EUROZONA”. Ci sono, adesso, queste PARECCHIE decine di milioni di europei disposti a fare una mossa del genere? NO.

    E allora, se volete come al solito scendere in piazza voi, a fare la solita inutile “grande manifestazioni di sostegno” (alla Grecia), che a quella parte di Grecia che ORA deve prendere le decisioni sul futuro dell’intera nazione – vale a dire, al governo Tsipras-Varoufakis – servirebbe più o meno come l’aspirina al malato di cancro, accomodatevi. Purché sappiate, appunto, che non servirà a nulla, se non a mettervi in pace la coscienza. Non crederete, infatti, che qualche centinaio di migliaia (o fossero anche due milioni) di persone a Roma il 14 febbraio possano esercitare chissà quale pressione sull’attuale governo italiano? Governo che, non dimentichiamocelo, è illegittimo ed estremamente arrogante: sicché, si può immaginare cosa gliene fotta della pressione popolare…

    Quando dicevo che, adesso, tutto quel che noi possiamo (o per lo meno, io – che non sono un euro-tecnocrate – posso) fare è aspettare e vedere come evolve la situazione e come si sviluppano i rapporti fra Grecia e altri, dicevo giusto questo: che nel momento attuale, noi, popolo della sinistra italiana, abbiamo altri problemi ben più concreti che non occuparci direttamente – mossi dal solito romanticismo inutile – dei problemi di politica economica della Grecia: i quali, sono in mani – almeno in teoria – capaci ed esperte (personalmente ho molta stima di Yanis Varoufakis, avendo letto diversi suoi scritti).

    Nel mentre, invece di perdere come al solito tempo su altri fronti che ci riguardano poco o punto, noi potremmo cominciare ad occuparci del nostro fronte interno: per esempio, iniziando a ragionare su come presentarci alle imminenti elezioni amministrative, alle quali – in nostra completa assenza – è estremamente probabile che vincerà la destra più disgustosamente retriva, reazionaria, e liberista…

    «Prendere posizione sui temi scottanti evidenziati dalle ultime elezioni greche mi sembra il nodo più rilevante da affrontare anche in vista delle prossime tornate elettorali […]»

    No. Il nodo più rilevante, in vista delle prossime – cruciali – elezioni amministrative, è cominciare a ragionare sulle NOSTRE politiche socio-economiche, e vedere di decidere che cosa vogliamo fare e che posizione vogliamo prendere relativamente ad esse. Sanità, politiche sociali, ambiente, sviluppo… sai, quelle solite cosettine ormai in via di definitiva putrefazione, che abbiamo lasciato che altri ci sfilassero dalle mani ogni volta che abbiamo avuto occasione di prendere delle decisioni al loro riguardo…

    «[…] a meno di non voler solo chiacchierare, sempre seduti in poltrona, del salotto di casa.»

    Questa è vecchia: più o meno come Internet stessa.

    Di fatto – e fortuna mia che io ne sono sprovvisto – ormai chi vuole “chiacchierare” lo può fare dal suo bravo smartphone, dal bel mezzo della grande manifestazione di sostegno alla Grecia; la quale – lo ripeto – sul piano della prassi politica è più o meno come le chiacchiere: una volta partito l’ultimo manifestante, tutto resta esattamente com’era prima…

    Tutto qui 😉