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Internazionale

Asia Centrale, Raqqa e Kabul spauracchi per la repressione interna

Islam radicale. I paesi centroasiatici hanno utilizzato il «pericolo jihadista» anche per contenere quelle spinte dal basso che mettono in difficoltà il sistema di potere locale

Miliziani dell'Isis a Raqqa

Miliziani dell'Isis a Raqqa

L’ondata di arresti seguita ai fatti di San Pietroburgo porta dritta a una pista che dalla tradizionale rotta ceceno-daghestana arriva in Asia Centrale, la nuova frontiera da cui Mosca teme adesso un’ondata di violenze, dirette o meno che siano, dal "califfato" di Raqqa. Un progetto che peraltro non ha fatto molta strada nell’Azerbaijan o nelle cinque repubbliche dell’ex Urss ai confini orientali di quel che fu l’Impero zarista e poi l’Unione sovietica. Eppure, se un timore islamista esiste, sono proprio le turbolente aree caucasiche ancora sotto diretto dominio russo a impaurire gli Stati orientali che temono un contagio dal Daghestan...

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