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DOSSIER Da dove ripartire

Questo giornale è degno delle origini

Sono già intervenuto dopo l’articolo di Rossanda. Riscrivo ora, vedendo che anche Parlato si impegna a sparare a palle incatenate contro l’attuale direzione. L’unica, negli ultimi anni, che, pur in condizioni difficilissime, sta facendo un giornale degno dei tempi delle origini. Ma poiché gli anni passano, e da quelli delle origini alcune cosucce sono cambiate nel mondo, giustamente la direzione e il gruppo che ne condivide l’orientamento fanno un giornale differente, cercando di interpretare al meglio, e da un punto di vista radicale e necessariamente pluralistico, quanto succede nel mondo del lavoro, nella politica, nella cultura, nella società. Insomma, fanno quello che non riesce più ad altri, provvisti di ben altri mezzi, cioè un giornale che respira: informano, con inchieste vere, registrano idee e ne suscitano, creano collegamenti, opinione, e quindi effervescenza intellettuale e sociale. Senza la velleità di dettare la linea a nessuno ma dando voce ai nuovi soggetti e trattando temi in passato trascurati o incorniciati in un rigido ideologismo. Ma questo non piace ai padri fondatori residui, ai circoli, a parte del collettivo redazionale.

Non voglio pensare (sarebbe troppo triste) a meschine lotte di potere, a una guerra fra poveri. Credo piuttosto che, dimentichi dei disastri passati (ci fu anche un partito, ai tempi di Valpreda: ne abbiamo scordato l’esito?), arroccati in irrealistiche tentazioni di guida movimentista, alcuni pensino che il manifesto debba essere di fatto l’organo di un partito inesistente e mai esistito, se non nei loro auspici. Ma, prima e più della crisi generale della carta stampata, prima e più della concorrenza (solo ora molti si rendono conto dell’ambiguità strutturale di Repubblica) non è stata proprio la chiusura in questa illusione ad allontanare molti lettori? E questi lettori non stanno forse ritornando proprio grazie a un’impostazione diversa, più articolata e più duttile, meno da parrocchietta? Un giornale di informazione e opinione alternative, così lontano, anche qualitativamente, dal trito menu della stampa italiana, così dissonante, con uno stile sempre più identificabile, checché ne dica Parlato, sarà forse lontano dalle aspirazioni originarie dei fondatori (però non di Pintor) ma senz’altro più utile ed efficace «per la causa», come si diceva una volta. Per carità, cerchiamo di continuare così anziché sgambettare in corsa chi si adopera per salvare e rinnovare: e lo dico non per difendere una direzione che non conosco e che non ha certo bisogno di avvocati, ma nel mio gretto interesse di antico lettore.

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