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DOSSIER Senza fine

Nuove regole per l’editoria: pochi soldi e molte novità

Contributi legati all’occupazione e al numero di copie realmente vendute, ma anche avvio di una riforma che porterà, entro il 2014, a una forte riduzione del fondo per l’editoria. Annunciato da mesi, il nuovo regolamento che disciplina i criteri grazie ai quali i giornali potranno accedere ai contributi pubblici sta per vedere la luce al prossimo consiglio dei ministri. Si tratta per la precisione di un decreto e di un disegno di legge delega messi a punto dal sottosegretario con delega all’Editoria Paolo Peluffo, e che dovrebbero rappresentare il nocciolo della riforma. Previsti anche finanziamenti ai giornali di partito e incentivi per il passaggio all’on line. «Un positivo passo in avanti», ha commentato Vincenzo Vita, vicepresidente Pd della commissione Cultura.

«Come diciamo da tempo, la moralizzazione del settore può avvenire solo ed esclusivamente vincolando i fondi all’occupazione e alle vendite effettive. Tutto ciò si rende particolarmente urgente dopo le sgradevoli vicende che hanno interessato qualche testata».

Ma cosa prevedono le nuove norme? Le forme di sostegno all’editoria verranno ridisegnate dal governo attraverso una serie di decreti legislativi previsti della legge delega allo scopo di prevedere «forme omogenee di contributo correlate al rimborso di costi effettivamente sostenuti». Nel frattempo, con il decreto si mettono a punto le regole che governeranno il settore nel periodo di transizione fino al 2014, e contenute in 13 articoli. Per avere diritto ai contributi le imprese editoriali dovranno rispondere a criteri ben precisi, a partire dal numero di copie vendute (escluso lo strillonaggio e le vendite in blocco a un unico soggetto) e dai dipendenti reali, con una soglia minima di 5 giornalisti e 3 poligrafici. Un criterio, quest’ultimo, inserito per incentivare l’occupazione.

Vengono inoltre stabiliti requisiti legati alla diffusione del giornale. Per le testate nazionali, l’accesso ai contributi sarà possibile solo se distribuite in almeno cinque regioni e le copie vendute siano almeno il 25% di quelle distribuite, percentuale che sale al 35% per le testate locali. I contributi sono previsti in 20 centesimi a copia venduta per i giornali nazionali, 15 per i locali e 35 per i periodici. I giornali di partito potranno invece accedere ai finanziamenti solo se hanno un proprio gruppo parlamentare in almeno una delle due Camere o almeno due rappresentanti al parlamento Europeo eletti nelle proprie liste. Nel caso di minoranze linguistiche basta un rappresentante in un ramo del parlamento.

I contributi garantiranno poi anche una parziale copertura delle spese sostenute per l’acquisto della carta, la stampa e per i dipendenti. Per i costi del lavoro, le cifre fissate sono fino 120 mila euro l’anno lordi per i giornalisti e fino a 50 mila euro l’anno lordi per i poligrafici. A Equitalia il compito di accertare che le imprese siano in regola con il pagamento dei contributi.