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DOSSIER Da dove ripartire

Nella nuova impresa tutti, Circoli compresi

Leggendo i vari interventi, più o meno interessanti, anche a volte suggestivi, ho notato che si sfugge – non da parte di tutti – da una questione fondamentale: se si vuole continuare a far uscire il manifesto occorre fare la scelta, difficile e drammatica, del come.

Questa scelta è legata ovviamente a quale giornale vogliamo e potremo fare. Parlare ora di un progetto per il manifesto (nuovo o vecchio) in 70 righe mi sembra impossibile e soprattutto è troppo tardi – se avessimo avuto idee brillanti forse non saremmo arrivati a questo punto, nessuno ce l’ha impedito. E comunque non può essere separato dalla discussione sul come continuare dopo il 31 dicembre.

Non voglio sfuggire al problema: la soluzione migliore sarebbe una raccolta di fondi che ci permetta di comprare la testata. Ma pensate veramente che in due mesi si possa fare? Con la crisi economica che attanaglia tutti noi, tranne quelli che forse non sono interessati a far sopravvivere il manifesto? Col senno del poi si può dire che bisognava cominciare un anno fa con questo obiettivo, ora il tempo è scaduto. Ci siamo illusi o ci hanno voluto illudere che fosse possibile salvare il manifesto con la “liquidazione coatta”!

La proposta Bevilacqua & Co, a quanto sostiene lui non è ancora compiuta, forse lo sarà prima del 31 dicembre. La terza ipotesi è quella di un imprenditore “amico” che ovviamente porrà delle condizioni ma a sua volta dovrà attenersi alle condizioni di vendita della testata. È un abbaglio? Può essere. Chi avrebbe mai pensato che ci fosse qualcuno disposto a finanziarci senza mettere direttamente le mani sul giornale? Dietro c’è il trucco? Andiamo a vedere. Così potremo fare le valutazioni concrete delle varie possibilità.

Si parla di una cooperativa nuova formata da 25 dipendenti. Che la cooperativa debba essere nuova è inevitabile, vista l’eliminazione della “bad company”. Ma qui nasce il problema che sembra dilaniare più degli altri noi sopravvissuti del manifesto e chi cerca ancora il modo di sopravvivere. Penso che tirare Valentino e Rossana (e anche Pintor) da una parte e dall’altra sia ingeneroso. Tutti noi siamo cresciuti con loro, abbiamo condiviso scelte e ne abbiamo contrastate altre, sull’eredità politica non penso ci sia qualcuno in grado di interpretarla meglio di altri, ma non ne facciamo dei monumenti, fortunatamente sono ancora in grado di escluderci dal testamento.

Non c’è dubbio che il problema resta chi si salva e chi no (materialmente e non politicamente). Il manifesto è arrivato a questo punto per il numero eccessivo di dipendenti (che il basso salario non bastava a mantenere), quindi per continuare occorre ridurne il numero, scelta drammatica.

Per me qui si pone un problema decisivo, ma che si evita di trattare nella sua crudezza: nella cooperativa, almeno la maggioranza deve essere formata da chi fa il giornale, dunque dipendenti. C’è chi si è allontanato volontariamente e ha alleggerito il compito di chi dovrà risolvere la questione. Tuttavia nessuno sembra porsi il problema dei dipendenti che perderanno il lavoro. Com’è possibile che noi che ogni giorno difendiamo le lotte di tutti quelli che perdono il posto e vanno in cassa integrazione, poi non ci preoccupiamo di chi lavora con noi, magari pensandola anche diversamente, e non potrà più farlo? Sono loro – tecnici, giornalisti, direzione compresa – che hanno garantito l’uscita del giornale, con tutte le carenze e gli errori che vogliamo. Tutti abbiamo fatto e continueremo a fare degli errori, ma dovremmo avere l’onesta di riconoscerlo senza scatenare anatemi. E poi che ruolo dare alle “firme” che sono in pensione, ma che non sono un corpo unico, compagne/i con le loro idee, analisi, che spesso si sono scontrate ma che hanno costituito la ricchezza e comunque la storia del giornale.

Non ho, ovviamente, una soluzione ma penso che possano esserci diversi organismi dove coinvolgere gli uni e gli altri e soprattutto che tutti possano continuare a scrivere, naturalmente compresi i numerosi collaboratori e gli appartenenti ai circoli. Ecco, i circoli sono il legame con il territorio che spesso perdiamo nell’affanno di fare il giornale (non parlo per me che ne sono fuori e invece giro molto, incontrando anche spesso lettori del manifesto).

Se posso permettermi di contraddirmi rispetto a quello che ho detto prima: i circoli avrebbero potuto e potrebbero ancora costituire l’ossatura per trasformare il nostro sito web in una vera e propria agenzia di informazione alternativa. Un servizio per promuovere il manifesto in carta e non per sostituirlo.

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