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DOSSIER Senza fine

Mille idee dai circoli

Cari compagni, vi invio alcune riflessioni sulla giornata del 25. Due sono stati i filoni principali di discussione, che si intersecano tra loro: versante economico (come salvare il giornale e dotarlo di un progetto editoriale in grado di auto sostenersi); versante politico (quale progetto politico può dare un senso all’esistenza del manifesto).

Da un punto strettamente economico l’obiettivo da raggiungere entro sei mesi è portare le vendite a 25.000 copie e gli abbonamenti a 5.000. A pensarci stiamo parlando di piccoli numeri, tuttavia il risultato non è scontato.

Mi sento di proporre al giornale, e agli altri circoli, una campagna 100×100. Cioè nello stesso giorno cento luoghi in cui si vendano 100 copie in diffusione militante. Noi abbiamo dimostrato che si può fare in due ore. Visto che 100×100 fa 10 mila quel giorno l’obiettivo delle 25 mila copie è assicurato.

Per quanto riguarda gli abbonamenti, raccogliendo soldi nei modi che ognuno riterrà opportuno, impegnandosi per un abbonamento in ogni biblioteca o carcere o centro sociale ecc. oggi scoperti, anche i 5 mila abbonamenti sono alla portata.

Rispetto alla razionalizzazione del giornale, finalizzata a un contenimento dei costi, o meglio a un migliore rapporto costi e benefici, non sono un esperto e quindi non mi pronuncio. Ma di idee all’incontro di sabato ne sono uscite, specialmente dagli interventi dei compagni più giovani, che spero le formuleranno in modo più preciso nei prossimi giorni. Sicuramente vi è stato un riconoscimento generale del ruolo del web, che tuttavia dovrebbe caratterizzarsi per contenuti e funzioni in parte diverse da quelle del foglio stampato.

Vorrei però, anche alla luce dell’articolo di Luciana Castellina, esprimere una mia convinzione e speranza; il cartaceo non è sostituibile.

Forse è vero che il web è il futuro, ma io spero che finché il manifesto vivrà lo potremo trovare appoggiato su un tavolo di un bar o su una panchina di una stazione, dove tutti, muniti o sprovvisti di strumenti informatici o delle conoscenze per poterli usare, lo potranno leggere. Non è una visione romantica, ma la convinzione che il cartaceo sia per sua stessa natura uno strumento diretto collettivo accessibile più di quanto il computer non possa diventare, almeno per molti anni a venire, anche se utilizzato in molti. Non fosse altro per un problema di portabilità. Ma forse sbaglio perché sono un dinosauro.

Il progetto politico è determinante sotto molti aspetti. In senso più ampio diventa il motivo per cui il giornale viene comprato e sostenuto; in senso più stretto diventa il paradigma su cui il giornale viene costruito, nella forma, negli spazi attribuiti ai vari temi, nei ruoli dei redattori, dei collaboratori, dei lettori e dei Circoli.

Il progetto politico richiede una gestazione e gestione collettiva a cui deve corrispondere una assunzione di responsabilità ed una qualità di risultato di chi il giornale materialmente lo fa.

Perché, come è emerso sabato, le pagine di «cronaca politica» che nascono nel cuore del giornale, sono le meno seguite se non ignorate?

Come Circoli, create le condizioni di tranquillità economica delle donne e uomini che compongono il giornale, questa assunzione di responsabilità e qualità di risultato la dobbiamo pretendere. Il dissenso, che è sacrosanto, dovrà essere un elemento di arricchimento, non di ingessamento del giornale.

Nell’appuntamento che ci siamo dati fra due mesi questo progetto deve essere delineato almeno nella sua struttura principale, e su questo i Circoli devono lavorare per quella scadenza. Ma il progetto non può nascere solo da un dibattito interno, dobbiamo interagire con le realtà locali in cui siamo inseriti, per raccogliere il massimo delle idee, delle necessità da punti di vista che non siano solo i nostri.

Occorrerà capire se è percorribile la strada di un sito web regionale, come quello del manifesto sardo, per potersi far conoscere, per veicolare informazioni e dare a più soggetti la possibilità di esprimersi. Deve inoltre essere costruita una rete permanete tra i Circoli per veicolare idee ed esperienze e per essere reciprocamente di supporto. Lo spazio dedicato ai Circoli all’interno dello spazio web del giornale deve contenere un indirizzario di tutti i Circoli presenti sul territorio per rendere possibile un minimo di comunicazione. Quanti e quali sono i Circoli presenti sul territorio? A Bologna, se l’avessimo saputo, forse saremmo stati qualcuno in più.

Nessun progetto politico può avere prospettiva e forza senza il contributo attivo dei giovani. Noi dinosauri, per una coincidenza della storia, siamo depositari di un metodo, quello comunista, con cui abbiamo cercato e cerchiamo di costruire un mondo di giustizia e uguaglianza. Questo metodo mettiamo a loro disposizione per cambiare il presente e costruire un futuro che sia loro e non quello che altri cercano di imporgli. Loro ci aiutino a vedere quel presente che a noi sfugge perché i nostri occhi sono stanchi, e a trovare insieme nuovi strumenti, perché i nostri sono spuntati.

Infine sabato abbiamo ribadito ai compagni del giornale che i Circoli non possono e non vogliono limitarsi a essere portatori d’acqua. Vogliono essere parte dell’impresa. E qui torniamo alla parte economica. Qualcuno cominci a tracciare il percorso attraverso il quale, usciti dal commissariamento con il raggiungimento del pareggio più un euro, il manifesto diventi una impresa collettiva anche dal punto di vista economico, di cui i lettori e/o i Circoli siano soci a tutti gli effetti, con capacità decisionale nell’ambito imprenditoriale.