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DOSSIER Senza fine

Il vascello corsaro ha bisogno di tutti voi

La notizia corre sul web, ma prima ancora correva sulla rete fissa e sui telefoni mobili. Che combinate? Come è messo il giornale? C’è una rete fitta di relazioni che per oltre quarant’anni ha consentito al manifesto di far arrivare ogni giorno in edicola un giornale libero da padroni, padrini e partiti, una specie di miracolo simile al volo del calabrone che sarebbe impossibile per le leggi della fisica ma di cui nessuno può dubitare. Negli ultimissimi anni questa rete sorta spontaneamente in difesa di un bene comune ha stretto alcuni nodi in tutt’Italia, ora chiamandosi Circoli degli amici del manifesto, ora mantenendo il nome di preesistenti gruppi, collettivi, associazioni territoriali culturali, politiche e ambientali.

Hanno fatto circolare le nostre idee, hanno contribuito ad articolarle e irrobustirle sulla base di diverse esperienze e radicamenti. Hanno giustamente usato il logo del manifesto per fare politica nei territori, fuori dalle strette partitiche oppure, sfidando i settarismi tipici della sinistra, cercando di ricomporre un tessuto politico fratturato e, talvolta, insterilito. Hanno comprato, promosso e in qualche caso diffuso il giornale, questi nostri compagni più stretti; hanno preteso di contare nella formazione delle scelte politiche ed editoriali, non sempre ascoltati e coinvolti come avrebbero meritato dal collettivo che materialmente produce il giornale.

In questi ultimissimi mesi e settimane non è stato semplice rispondere alle domande dei nostri sostenitori, e siamo stati persino imbarazzati nel lanciare una grande, l’ennesima, sottoscrizione: vuoi nella speranza di un ripristino della legge dell’editoria che non è arrivato, vuoi per senso di responsabilità: non basta dire che abbiamo alle spalle quarant’anni vissuti pericolosamente ma anche appassionatamente per convincere tanti lettori reali e potenziali che ce ne meritiamo altri quaranta. I nostri amici vogliono sapere per fare che cosa, con quale progetto politico-editoriale dentro uno scenario completamente modificato. Un progetto, aggiungono molti di loro (e di noi), che sia anche economicamente sostenibile.

Un progetto così non può nascere al chiuso di una redazione accerchiata che caparbiamente è riuscita a condurre in acque agitate la navicella corsara che oggi, però rischia di finire sugli scogli dell’antipolitica che ha fatto sue le regole omicide del mercato liberista. Un progetto così deve coinvolgere il più ampio collettivo del manifesto che in tutti questi anni ha remato con noi. Questa pericolosissima crisi, la peggiore della nostra storia, se precipitasse nella chiusura del giornale aggraverebbe ulteriormente una crisi ancora più generale: quella della rappresentanza – politica, sociale, editoriale – della società e della sinistra italiane. Per questo chiediamo agli amici dei circoli e tutte alle compagne e i compagni che ci sono vicini di aiutarci ancora a evitare gli scogli.

Come? Lo diciamo in queste pagine che sono soprattutto rivolte a voi: comprandoci e facendoci comprare ogni giorno per evitare che un mattino non lontano non possiate più farlo. Non sarebbe semplice spiegare il senso di una chiusura del manifesto oggi, ma non sta a noi decidere se siamo o non siamo indispensabili. Tocca a voi, che siete il nostro originale mercato e al tempo stesso i nostri promotori. Vi chiediamo ancora una cosa, forse la più importante: aiutateci anche a trovare la rotta giusta, a ricostruire insieme un cammino comune e, se possibile, meno periglioso di quello attuale.