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DOSSIER Diffamazione

Il potere e il cassintegrato

Mentre si discute a gran voce dell’inutilità del carcere per rieducare Alessandro Sallusti, mentre non ci si indigna a sufficienza per quanto scritto da Renato Farina sulle vite altrui, mentre si cerca di approvare affrettatamente norme giustamente definite leggi-vendetta che rischiano di aggredire la libertà d’informazione, mentre si discute in insopportabili talk show dell’insopportabilità di un’ auto-rappresentazione di una larga parte del mondo politico, mentre i giornali senza padroni, quale il manifesto si arrabattano tra liquidatori vari. Mentre tutto ciò accade, il deputato Riccardo de Corato decide di rovinare un cassintegrato giornalista del manifesto, reo di averlo diffamato in un suo articolo del 2009, in cui riferiva di una manifestazione contro uno sgombero di un centro sociale milanese. Nessuna transazione amichevole è da lui accettata, neppure un riconoscimento a piena pagina di averlo diffamato: no, vuole il risarcimento subito; quindi, non essendo pignorabile quanto percepito da un cassintegrato, vuole il pignoramento dei suoi mobili o di quant’altro egli possa avere.

Una storia indegna di ciò che dovrebbe essere il minimo modo civile di dirimere conflitti, di un civile vivere all’interno di uno stesso spazio pubblico: l’onorevole contro il cassintegrato ha l’aspetto plastico del rapporto di potere. Di un rapporto di potere che non si vergogna e lascia noi a vergognarci di come siamo rappresentati. Perché anche l’oppositore politico in fondo rappresenta la fisionomia collettiva di un Paese.

Diamogli il centesimo richiesto che è molto più del valore della sua azione legale.

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