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DOSSIER Senza fine

I compagni sardi incazzati e appassionati

Vuole la vulgata che i compagni sardi siano tosti. Tosti e appassionati. Per cui non solo sono rimasti molto scossi quando si sono sentiti raccontare – senza giri di parole o edulcorazioni – la reale e attuale situazione del loro/nostro manifesto. Ma hanno subito chiesto: «Cosa possiamo, cosa dobbiamo fare?». Intanto hanno subito messo mano al portafoglio, nonostante la crisi che il governo Monti-Napolitano ha reso più cruda.

Non più sottoscrizione, in questa fase della crisi. Anche un’altra delle due strade maestre per partecipare all’acrobatica operazione di salvataggio, per i compagni sardi è (almeno parzialmente) preclusa: infatti in Sardegna il manifesto arriva poco e male o non arriva proprio (in ragione dei costi di trasporto, naturalmente). Il sabato e la domenica non arriva affatto; gli altri giorni arriva ma, a quanto sembra, solo a Cagliari. Per cui la vecchia «diffusione militante» è molto difficile, con un giornale che spesso è… del giorno prima. Un deficit di presenza che solo il manifestosardo, sito web che, «se possibile», esce il primo e il 16 di ogni mese, cerca di coprire per quello che può, grazie alla generosità e alla tenacia di un gruppo di compagni guidati da Marco Ligas.

Resta solo quindi l’arma degli abbonamenti al sito web del manifesto. Che vista la «povertà» della nostra offerta per la Sardegna costano un po’ meno (70 euro l’anno) che per «il continente». Ok sabato, alla «serata in sostegno del manifesto» a Cagliari, sono stati sottoscritti trenta abbonamenti. Un bel risultato.

L’appuntamento era per il tardo pomeriggio alla sede dell’associazione Carovana della pace, in via Ogliastra. Insieme alla Carovana della pace (accoglienza e integrazioni di immigrati), i convocanti erano l’associazione Sardegna Palestina (ex-studenti palestinesi rimasti per ovvi motivi), la Fiom sarda, la Consart (consorzio degli artigiani), l’Articolo 21, il Circolo Giaime Pintor. Una folta partecipazione, quasi un centinaio, a cui l’iniziale esposizione un po’ brutale non ha fatto venir il mal di pancia solo perché subito dopo c’era la «degustazione multietnica», i piatti africani preparati dalla straordinaria Helen, sopraffina cuoca nigeriana trapiantata a Cagliari da anni.

Fra i presenti nomi imprescindibili nella storia di questo giornale: oltre a Marco Ligas, il gran cerimoniere, Gianni Usai venuto appositamente da Su Pallosu, la sua mitica Macondo se non caraibica, sarda; Anna Maria Pisano… Poi Ganfranca Fois, di Articolo 21; Mariano Carboni, segretario regionale Fiom; Elio Pillai, presidente Consart; Gesuino Muledda, segretario dei sardisti rossomori; Ugo Atzori, della Carovana della pace; Andrea Dettori, del Sel; Paola Mazzeo, magistrata…

Tutti vogliosi di sapere, di partecipare, di intervenire. E «di contare», di far sentire la loro voce in questa drammatica traversata del deserto. che è molto di più della voce di semplici «lettori» del manifesto, come il manifesto è molto di più di un semplice posto di lavoro a rischio, parole (sante) di Marco Ligas.