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DOSSIER Senza fine

Editoria, rifinanziato il fondo

È un primo passo, una boccata di ossigeno ma di quelle importanti. Ieri il sottosegretario Antonio Catricalà ha firmato il decreto che trasferisce 50 milioni di euro dal fondo per le emergenze, il cosiddetto fondo Letta, a quello per l’editoria, soldi che sommati ai 23 milioni recuperati dal sottosegretario all’Editoria Paolo Peluffo e ai 50 già esistenti, riportano l’ammontare del fondo a 123 milioni di euro. Non sono ancora i 150 milioni che sarebbero serviti, ma sicuramente per le quasi cento testate no profit, di idee, di partito e cooperative ormai appese a un filo si tratta di un intervento che permette di guardare ai bilanci aziendali con un minimo di serenità in più. «Siamo passati dalla brace alla padella», scherza Vincenzo Vita. «In attesa di capire i dettagli – prosegue il senatore del Pd che da tempo si batte per il ripristino del fondo – tiriamo un sospiro di sollievo, ma soprattutto lo tirano le cento testate a rischio e le 4.000 persone che vi lavorano».

Annunciata come imminente per settimane, la firma al decreto del presidente del consiglio dei ministri è arrivata alla fine ieri sera. E se si è giunti a una conclusione positiva, per quanto parziale, si deve molto al lavoro svolto in queste settimane da Peluffo nella ricerca di nuovi fondi che rimpiazzassero quelli tagliati a suo tempo dal governo Berlusconi. Un merito riconosciuto ieri al sottosegretario anche da Mediacoop. «Era un provvedimento lungamente atteso che però ancora non allontana lo spettro della chiusura di un centinaio di testate, in quanto copre solo parzialmente le spese già fatte nel 2011», ha spiegato il presidente dell’associazione Mario Salani.

Adesso comincia il secondo tempo della partita, quello che riguarda il futuro. Peluffo sta infatti già lavorando alle norme che dovrebbero regolare un domani la concessione dei contributi attraverso principi di maggiore selezione e trasparenza, e il nuovo regolamento potrebbe essere pronto al più tardi tra un mese. I criteri ipotizzati riguardano le copie realmente vendute e il numero di redattori e poligrafici impiegati nell’impresa. Ma un capitolo a parte riguarderebbe anche una serie di incentivi per il passaggio di alcune testate (i giornali di partito, ma non solo) sul web. In questo caso l’ipotesi alla quale si starebbe lavorando prevede incentivi più alti per il primo biennio proprio per favorire l’on line.

Nulla di fatto invece, almeno per ora, per quanto riguarda una delle richieste più importanti avanzate dalle aziende editoriali, vale a dire la possibilità di stabilizzare il contributo statale per almeno un triennio.

Ma tutto questo riguarda il futuro. Per intanto soddisfazione è stata espressa per il rifinanziamento del fondo avvenuto ieri. «Tornano di minima garanzia i fondi per l’editoria per il 2012», ha detto il segretario della Federazione nazionale della stampa Franco Siddi. «Avevamo valutato la necessità minima di 160 milioni , avevamo siamo in una fase di emergenza per tutti, quindi non possiamo dire che improvvisamente è il tempo della festa – ha proseguito Siddi – ma cominciano a riapparire le condizioni perché da qui al 2014 quando, secondo la legge, dovranno entrare in vigore nuovi criteri e nuove missioni dell’intervento pubblico nell’editoria, non ci siano giornali costretti a chiudere per mancanza di ossigeno a causa di una valvola chiusa proprio dallo Stato».