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DOSSIER Diffamazione

«Ci stiamo, ma voi alzate lo sguardo»

Intervista con Marco Philopat, scrittore e militante del centro sociale Cox 18 Il sostegno va inviato sul conto corrente intestato a Luca Fazio

Siamo meno soli di prima. E vediamo se una volta rimessa insieme la compagnia, riusciremo a percorrere un altro pezzo di strada senza più perderci di vista. La campagna del manifesto per risarcire l’ex vice sindaco di Milano Riccardo De Corato sta funzionanando in maniera sorprendente. Gli dobbiamo 20 mila euro per aver perso una causa e ancora una volta abbiamo chiesto aiuto al nostro unico editore, i lettori, invitandoli a digitare il codice Iban di riferimento per «salvare» il redattore preso di mira per un articolo scritto nel 2009: lo pubblicheremo fino a quando ce ne sarà bisogno. Intanto, molti lettori ci hanno scritto e sottoscritto, gli amici del giornale si sono mobilitati – alcuni giornalisti e politici – e l’impressione è che la «sfangheremo» anche questa volta. Presto ringrazieremo i lettori nei dovuti modi, cominciamo da dove tutto è cominciato, dal centro sociale Conchetta e da quel corteo contro lo sgombero di quattro anni fa che, per la cronaca, ci è costato 20 mila euro. Ne parliamo con Marco Philopat, scrittore, editore, e militante storico di Cox 18.

A proposito, il prossimo 31 ottobre c’è la sentenza della causa intentata proprio dal Comune di Milano per il rilascio dei locali. Meno male che De Corato è all’opposizione.

Il clima a Milano è cambiato. Stiamo meglio. Una volta i vigili «rambo» di De Corato venivano premiati come eroi, adesso se usano la pistola vengono processati e finiscono in galera. Sono convinto che il centro sociale Conchetta sia stato lo scoglio, imprevisto, contro cui si è infranta la corazzata di De Corato. Diciamo che siamo stati la sua isola del Giglio… e forse non è un caso se vi ha preso di mira proprio per quella vicenda. Milano in quei giorni ha improvvisamente rialzato la testa, c’è stata una reazione incredibile che ci ha dato la forza di rioccupare Cox 18 quasi immediatamente. Quello è stato un momento di rottura, lì abbiamo capito che qualcosa stava cambiando, adesso dovremo fare una riflessione su quello che è avvenuto perché c’è ancora molto da fare, ci sono lotte da riorganizzare e il movimento non ha ancora metabolizzato quella che è stata sicuramente una vittoria.

La sentenza di mercoledì prossimo non vi preoccupa.

No, ma speriamo che la nuova giunta di Pisapia dimostri con i fatti di essersi liberata da un certo passato, anche se noi non siamo stati nemmeno contattati. E’ cronaca di questi giorni, sulla questione degli spazi per la socialità che mancano non sono ancora stati fatti ragionamenti di prospettiva. Nei quartieri periferici si esprime una energia nuova, molto forte, si è formata una nuova generazione, ma un conto è organizzare feste solidali, un altro organizzare nuove forme di lotta.

Torniamo alla «nostra» causa, sostanzialmente per la libertà di stampa. Credi che la sinistra milanese abbia ancora a cuore il manifesto?

Per dare soddisfazione a De Corato penso proprio di sì, proporrò a Conchetta di organizzare una serata per raccogliere un po’ di soldi, faremo il possibile, e credo che sia uno sforzo alla portata anche di altri centri sociali, anche se bisogna dire che questo non è un momento favorevole. Anche le nuove realtà sociali che si formano nei territori hanno capito che non è più tempo di organizzare iniziative per fare profitto, gli anni Novanta ormai sono finiti ed è finita pure l’era della destra milanese, ma manca ancora una elaborazione di quella vittoria.

Cosa dovrebbe fare il manifesto per ricollegarsi nuovamente con il disordine che regna in quello che era il «nostro» mondo?

Mi sembra che al giornale sia capitato il «problema» più grande di tutta la sinistra… ma sono sicuro che rinascerà in altre forme e che i lettori prima o poi aumenteranno, questi tempi di crisi ci riserveranno molte sorprese. Penso che il manifesto dovrebbe capire che ormai la «fabbrica» delle idee, di ogni idea, non sta più al centro, dove c’è il potere. Dovreste dedicarvi di più ai territori abbandonando il Palazzo, è un errore non concentrarsi sulle «periferie» del paese, servirebbe uno sguardo più attento in ogni città piuttosto che una redazione in un luogo solo.

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