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DOSSIER Da dove ripartire

Caro Valentino, perché questa cupio dissolvi?

Caro Valentino, non credo di dover tirare in ballo la nostra amicizia nonché la simpatia e la stima che da sempre nutro nei tuoi confronti per dirti che questa volta l’hai fatta grossa e che non mi sarei mai aspettato da parte tua una tirata così autolesionistica, ingiusta e insensata come quella che hai pubblicato ieri sulla prima pagina del manifesto contro l’attuale direzione del giornale.

Ma come, proprio tu ti metti a dare colpi di durlindana che per età, esperienza, carisma dovresti essere il fattore aggregante di una redazione in forte travaglio, attraversata da aspri (e spesso incomprensibili) contrasti intestini? Proprio tu ti metti a gettare benzina sul fuoco in una situazione in cui, come sempre accade nei momenti critici di una collettività, rivalità e gelosie personali intorbidano ancora di più le acque?

Ti confesso di avere cercato a lungo una buona ragione da spendere a favore del tuo gesto, ma non ne ho trovato nessuna, salvo quella di marcare la tua vicinanza a Rossana Rossanda che da tempo invoca dalla sua «eburnea» Parigi un giornale più militante, un giornale-partito, credo, o forse un giornale-trincea, laddove Norma Rangeri e Angelo Mastrandrea (assieme a quanti condividono la loro linea editoriale) cercano di realizzare, e devo dire con profitto, un quotidiano «accogliente», aperto alle molteplici voci presenti nel grande e dissonante coro della sinistra italiana in questo terzo millennio dagli esordi a dir poco drammatici.

Un «Osservatorio» della sinistra invece di un «Bunker». È eccessivo ridurre a una contrapposizione di questo genere la concreta posta in gioco politica rubricando ogni altro contrasto interno a mera dinamica personalistica pur se ammantata, qua e là, di false ragioni ideali?

Le cose saranno pure più complesse e sfumate di così, ma quel che si capisce dall’esterno (del giornale) è esattamente questo. E non sono il solo a dirlo. Allora, «Osservatorio» o «Bunker»? Personalmente ho il torto di pensare che, soprattutto in momenti di generale confusione e di nebbiose prospettive come quelli che viviamo, sia necessario affidarsi alla cultura, al dubbio e alla ricerca accanita, prestando orecchio a tutte le proteste e a tutte le proposte, avendo per fermo un unico punto: la difesa a oltranza dei diritti di tutti gli svantaggiati – disoccupati, pensionati, precari – a cominciare dai cosiddetti «ultimi della terra». Un giornale intelligente e schierato, dunque, ma senza alcun settarismo, anzi alieno da ogni forma di arroganza. Un giornale polemico ed elegante nello stesso tempo. Raffinato e popolare, anche se i due aggettivi sembrano convivere con disagio.

Ma queste «virtù» non adombrano le fattezze di una creatura che esiste già? Insomma, sarebbe sbagliato affermare che il manifesto quotidianamente sfornato dall’attuale direzione già marci, di per sé, lungo questa strada? Secondo me, no. Certo, può essere ancora migliorato, arricchito, reso più pungente, più immaginativo. Si sa, non ci sono mai limiti al «meglio». Quello che ritengo inaccettabile, da lettore affezionato, beninteso, è che lo si giudichi con l’incomprensibile ed esagitata severità di Rossana Rossanda e adesso, in coda, di Valentino Parlato. Non appartengo tecnicamente alla famiglia, ma francamente mi sembrano comportamenti psicotici che richiamano alla mente la fredda disperazione di un recente suicidio eccellente. Amici, compagni, per favore, smettetela con questo gioco al cupio dissolvi.

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