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DOSSIER Diffamazione

Acidità parlamentare

Della gratitudine di molti di noi Luca Fazio farebbe volentieri a meno, suppongo. Non deve essere granché piacevole evitare – per ora – il pignoramento dei mobili solo perché l’ufficiale giudiziario è arrivato quando in casa non c’era nessuno. E ancor meno rosea è la prospettiva di dover trovare 20mila euro in due settimane per poter placare l’ira dell’ex vicesindaco di Milano, Riccardo De Corato. Ma la nostra gratitudine (anche se non serve a mangiare) Fazio la merita tutta per almeno un paio di ragioni. Innanzitutto per lo straordinario tempismo (involontario, ma fa lo stesso) con cui, da cronista, è stato “sulla notizia”.

Nei giorni in cui impazza il cosiddetto “caso Sallusti”, la sua vicenda ci aiuta a ricordare quanto sia diffuso e ordinario il problema delle querele per diffamazione e delle richieste di risarcimento; dunque quanto sia necessario l’intervento di riforma che il giornalismo italiano da anni chiede al Parlamento, e che invece in questi ultimi giorni ha preso la forma scomposta e vendicativa del testo in discussione al senato. Il secondo grazie Luca Fazio lo incassa perché il salvadanaio piazzato per la raccolta a suo favore nelle sedi del manifesto, a Roma e a Milano, restituisce un metro di misura del valore dei soldi: 20mila euro sono una somma non trascurabile, difficilissima da mettere insieme per un cassintegrato che prende 900 euro al mese e per un giornale in amministrazione controllata. Ce n’è bisogno, di questo “bagno” di realtà, nei giorni in cui invece dal senato cercano di convincerci che dovremmo esultare perché il tetto della sanzione pecuniaria per la diffamazione a mezzo stampa verrà abbassato – forse – da 100mila a “soli” 50mila euro. Chi ha scritto quei commi e quegli emendamenti non ha proprio idea della vita di molte redazioni e di molti giornalisti: piccoli giornali, radio e tv locali, per i quali 50mila euro equivalgono a un avviso di chiusura; precari e freelance che una cifra del genere ci mettono 3-4 anni a guadagnarla (non ad accantonarla).

Il fatto è che, stavolta, legislatore fa rima con livore e con rancore. Come De Corato verso il redattore del manifesto, così larghi settori del Parlamento nei confronti di un’intera categoria. Lo testimonia il presidente della commissione Affari Costituzionali del senato, Carlo Vizzini, che ha commentato la nervosa giornata di ieri col linguaggio di un biologo dopo un’analisi clinica: «ho seguito attentamente i lavori e ho riscontrato un fondo di acidità verso i giornalisti». Quell’acidità che ha fatto fallire l’intesa trovata tra i capigruppo mercoledì notte non perché le correzioni – come dice tutto il giornalismo italiano – sono ancora largamente insufficienti, ma all’opposto perché non si devono fare troppi sconti ai giornalisti. Così la riduzione da 100mila a 50mila euro ha innervosito gran parte dell’aula, e ha consigliato il rinvio del voto. Ma intanto è stato stizzosamente confermato, a carico dei giornali condannati per diffamazione, il taglio dei contributi pubblici: evidentemente molti senatori la pensano come Grillo, che in modo sconsiderato brinda alla probabile chiusura di decine di testate “colpevoli” di ricevere finanziamenti dallo Stato.

Faremo tutto il possibile per evitare che il testo del senato diventi legge, contando sulla saggezza della camera e soprattutto sul consenso e la mobilitazione dei tanti cittadini che hanno capito di essere di fronte ad un nuovo rischio-bavaglio. Anche insieme a loro accompagneremo Luca Fazio a consegnare i suoi/nostri 20mila euro.

*(Presidente Fnsi)

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