Mentre i partiti già compilano le liste elettorali sulla base delle leggi in vigore, mentre il governo studia il decreto ministeriale che dovrà colmare con un regolamento le lacune lasciate dalle sentenze della Corte costituzionale e il presidente della Repubblica ascolta i giuristi che escludono la possibilità di un decreto legge, proibito dalla Costituzione, per armonizzare i sistemi di camera e senato, e infine dopo che il segretario del Pd ha già annunciato la sua volontà di correre al senato perché lì soltanto ci saranno le preferenze, ecco che alla camera dei deputati si riaccende la fiamma della riforma del sistema di voto. Con la quinta proposta di legge elettorale a firma Pd in cinque mesi (ferie comprese). Servirà a occupare il tempo che manca da qui alla presa d’atto, anche ufficiale, che alle prossime elezioni si andrà con i due monconi che risultano dalle sentenze della Consulta, l’Italicum senza ballottaggio per la camera e il Porcellum senza premio per il senato. Un esito che prepara disgrazie nel prossimo parlamento, ma che a Matteo Renzi non dispiace affatto. «Non sono ottimista che si trovi un accordo», ammette in tv.

La nuova proposta si deve al capogruppo Pd in prima commissione Emanuele Fiano, già autore del primo «Rosatellum» (votato come testo base e durato meno di una settimana) e del «Tedeschellum» (impallinato in aula dai franchi tiratori di Pd e Forza Italia). Come il Rosatellum prevede una quota di deputati (e senatori) eletti nei collegi uninominali e una quota sulla base di liste proporzionali bloccate. Aumentano quelli selezionati nei listini così da venire incontro alle preferenze di Berlusconi. Se prima erano 303 uninominali e 303 proporzionali (il resto erano 12 deputati eletti all’estero, 11 in Trentino Alto Adige con il Mattarellum e uno in Valle d’Aosta) adesso dovrebbero essere 231 nell’uninominale e 386 nel proporzionale (più Valle d’Aosta e estero). Ma per eleggerli è previsto ancora un solo voto nell’uninominale, che automaticamente si estende alla lista che appoggia il candidato nel collegio: dunque il proporzionale è schiacciato dall’impulso al voto utile.

Fiano non ha ancora presentato alcun testo, ha detto che intende farlo entro giovedì sera: la flemma è un altro indice delle reali intenzioni del Pd. Prima ci sarà un altro giro di consultazioni tra i gruppi, in questo modo la commissione potrà cominciare a lavorare non prima di martedì prossimo. Si può dunque già escludere che un testo approvato possa arrivare in aula prima di metà ottobre. «Il Rosatellum – bis è uno strumento di distrazione di massa per distogliere l’attenzione dal vero obiettivo di Renzi: andare al voto con il Consultellum», commenta l’esperto di leggi elettorali di Mdp, il senatore Fornaro. I bersaniani sono tra i sicuramente contrari alla nuova proposta. Mentre Berlusconi potrebbe essere tentato dalla possibilità di evitare il listone unico con dentro la Lega e Fratelli d’Italia, anche se il cavaliere non ha mai digerito i collegi uninominali. I 5 Stelle sono sicuramente contrari, a loro non interessa la possibilità di stipulare false coalizioni che invece è la carta in più della proposta con la quale il Pd vuole tentare sia Alfano che Pisapia (per entrambi c’è anche la riduzione della soglia di sbarramento al 3% anche al senato).

Con questa legge, infatti, per consentire il trasferimento del voto dal candidato alla lista, anche quando più liste sostengono lo stesso candidato nel collegio (ipotesi: sia il Pd che Ap che Campo progressista) è necessario che lo facciano singolarmente, ripetendo il nome del candidato accanto a ogni simbolo che lo appoggia. Meccanismo che apre la strada a una valanga di schede da annullare (tutte quelle in cui l’elettore traccia due segni senza rispettare l’allineamento tra candidato uninominale e listino) ma che consente l’ambiguità sulla coalizione. E pone le basi per una separazione tra alleati in parlamento, nel momento in cui bisognerà trovare una maggioranza di governo.
Nel cercare la benedizione di Pisapia (più che immediatamente i voti, non determinanti alla camera e non disponibili al senato), il Pd Rosato è assai esplicito: «Serve uno scatto di coraggio da parte di Giuliano, il Rosatellum è la proposta più sensata che consente governabilità e rappresentatività». Fredda la replica del leader di Campo progressista: «Sono favorevole a una legge che garantisca governabilità, rappresentanza e possibilità per gli elettori di scegliere il candidato da votare». Cosa, quest’ultima, che nel 65% dei casi il Rosatellum – bis non fa.