“Stavo risalendo verso la parrocchia, si sono avvicinati due uomini in bici e mi hanno urlato ‘sporco negro, bastardo’. Poi ci sono stati i botti, forti. Ho pensato che mi avessero sparato, e ho avuto paura. Loro lo possono fare di nuovo”. Dalla voce di Buba Ceesay, giovane gambiano ospite della parrocchia di Vicofaro a Pistoia, la dinamica di una aggressione razzista che è stata subito denunciata da don Massimo Biancalani, combattivo parroco da tempo in polemica con il titolare del Viminale, Matteo Salvini. Da quando, un anno fa, la buona idea di far fare un tuffo rinfrescante in piscina a un gruppo di giovani migranti provocò le ire del leader leghista, pronto a segnalare sul suo profilo la notizia del “prete anti-leghista, anti-fascista, e anti-italiano”. Con la postilla: “Fa il parroco a Pistoia. Non è un fake! Buon bagnetto”.
Da allora per la comunità di Vicofaro sono iniziati i guai. Non solo con gli insulti razzisti sui social. Si va dal taglio delle gomme delle bici usate dai migranti per spostarsi, alla comparsata di Forza Nuova a una messa. Fino a questa aggressione, comprovata da un bossolo di pistola che Buba Ceesay ha raccolto e portato in questura. “Sembra appartenere a una scacciacani”, hanno annotato gli agenti. Ma nelle foto il bossolo è identico a quello di proiettili veri. Sparati da una pistola vera. Tanto che nella versione successiva si parla di “una pistola scacciacani probabilmente modificata”.
Perché tanto odio? Don Biancalani ammette: “Da quando Salvini ci ha postato sul suo account, non viviamo più”. Quella giornata in piscina, organizzata come premio perché quei ragazzi nigeriani, gambiani e senegalesi avevano fatto i camerieri volontari nelle serate a favore della onlus di cooperazione internazionale “Gli amici di Francesco”, nell’Italia di oggi appare un insulto intollerabile. Così come intollerabile, agli occhi di chi ripete sempre “Prima gli italiani”, era stata la didascalia dell’immagine: “Loro sono la mia patria, i fascisti e i razzisti i miei nemici”. Per giunta don Biancalani non è uno che porge l’altra guancia: “Non si lasciano in mezzo al mare per giorni persone che rischiano la vita”, aveva commentato di fronte ai porti chiusi.
Ora rischiano anche Cgil Cisl e Uil di Pistoia, che insieme denunciano: “I rigurgiti fascisti sempre più spavaldamente diffusi, e il clima di odio che si sta alimentando nel paese, stanno portando l’Italia sull’orlo di una grave crisi sociale, scardinando i valori e principi fondanti della nostra Costituzione. L’episodio non ha avuto vittime per fortuna, ma non può essere derubricato alla solita bravata di qualche squilibrato, non è un semplice vandalismo o provocazione, ma un atto deliberatamente criminale”. Mentre l’Usb osserva “Questo è lo specchio del clima in questo paese, pompato da tanti politici che per far dimenticare le condizioni in cui versa gran parte della popolazione e le feroci disuguaglianze sociali, altro non sanno fare che aizzare i penultimi contro gli ultimi della fila, illudendoli che l’origine dei loro mali è da ricercarsi nel migrante”.
Mentre la Digos indaga, dalla Toscana sono decine (Enrico Rossi, Vannino Chiti, Anpi, Pd, Leu, altre forze di sinistra e, con qualche distinguo, il M5S) le attestazioni di solidarietà alla comunità di Vicofaro. Susanna Cenni (Pd) annuncia una interrogazione parlamentare. Il vescovo Tardelli è esplicito: Siamo seduti su una polveriera”. Alla fine il sindaco Alessandro Tomasi, di Fdi, è costretto a intervenire: “Ogni forma di razzismo deve essere condannata in modo fermo e deciso”.