La Francia è «molto lontana dall’esemplarità che ci si potrebbe aspettare da questo Paese» in materia di rispetto delle libertà pubbliche e dei diritti umani. E’ quanto denuncia Amnesty international nel suo rapporto 2021. L’Ong critica, in particolare, disparità nella politica di accoglienza a seconda che i profughi siano ucraini o di altre nazionalità. «Ciò che vediamo da qualche settimana si distingue singolarmente rispetto al modo in cui lo scorso anno i poteri pubblici hanno parlato dell’accoglienza degli afghani» in fuga dopo la presa dei talebani a metà agosto, ha deplorato dinanzi alla stampa Nathalie Godard, responsabile di Amnesty International-France.

Lo Stato francese ha creato uno schema di accoglienza e di alloggio che propone «almeno 100.000 posti» per chi fugge dalla guerra russa in Ucraina, secondo quanto riferito nei giorni scorsi dal premier, Jean Castex. Il 16 agosto, nel suo intervento sull’Afghanistan, il presidente Emmanuel Macron aveva chiesto di «anticipare e proteggerci dai flussi migratori irregolari importanti», deplora Amnesty, evocando differenze di trattamento tra i rifugiati ucraini e afghani. Godard sottolinea anche che la protezione temporanea riconosciuta ai profughi ucraini dai Paesi dell’Unione europea era «stata chiesta anche per gli afghani, senza successo». «Questo illustra i due pesi due misure» denunciato oggi, continua l’esponente di Amnesty. La protezione temporanea permetterà ai rifugiati ucraini di soggiornare fino a tre anni nell’Unione europea, lavorando, accedendo al sistema scolastico e di ricevere cure mediche.

Amnesty critica inoltre i «trattamenti degradanti» subiti dagli esiliati, in particolare a Calais. «La polizia e le autorità locali hanno limitato il loro accesso all’aiuto umanitario e gli hanno sottoposti a manovre assillanti».