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Editoriale

Altro che corsa, l’Italicum è da buttare

La premessa indispensabile è che il Porcellum è ancora vivo e vegeto, come ha fatto notare ieri ai senatori della prima commissione l’avvocato Besostri, promotore del ricorso che ha portato lo scorso gennaio la Corte Costituzionale ad abbattere la vecchia legge elettorale. Abbattere non del tutto, dal momento che zitti zitti continuano a essere proclamati (in sostituzione degli eletti in Europa, ad esempio, o della ex ministra Mogherini) deputati eletti grazie al premio di maggioranza dichiarato illegittimo dalla Corte.

La conseguenza è che a essere interessati a una nuova legge non sono solo Renzi e Berlusconi, nelle loro opposte ma convergenti strategie, ma tutti gli elettori. Che però – a questo punto – hanno soprattutto da temere un’altra legge incostituzionale: eleggere il secondo parlamento di fila in modo illegittimo minerebbe l’istituzione dalle fondamenta.

La conclusione è che l’Italicum uscito dal patto del Nazareno, nella vecchia ma anche nella nuova versione, è una legge elettorale inservibile e pericolosa.

L’indagine conoscitiva del senato è la prima occasione per misurare in parlamento il giudizio dei costituzionalisti sulla legge approvata ormai otto mesi fa dalla camera in versione monca, riferita cioè solo all’elezione dei deputati. Ne viene fuori una stroncatura talmente netta da spiegare certi nervosismi della maggioranza che vorrebbe tagliar corto per rispettare il diktat del premier: chiudere entro dicembre.

Ma chiudere così sarà impossibile.

Anche con le annunciate correzioni, dell’Italicum si salva ben poco. E alcuni ostacoli appaiono insormontabili, come il vuoto legislativo creato alla camera. Lasciare il senato senza legge elettorale, adesso lo dicono tutti, non è possibile. Quindi o si ferma la corsa dell’Italicum e si aspetta la riforma costituzionale (mesi, se non anni) o si approva una norma transitoria magari per aggrapparsi al sistema residuato dalla sentenza della Consulta (proporzionale con soglie alte, niente premio e una preferenza).

Secondo il costituzionalista Luciani servirebbe addirittura un decreto legge urgente, ma decreti in materia elettorale non si possono fare. Secondo l’ex presidente della Consulta Tesauro, approvare una legge elettorale dopo la sentenza che ha colpito il Porcellum, e tenerla in frigo rinviandone l’applicazione, è improponibile. E allora? Italicum anche per il senato? Anche questo non si può, a prescindere dalla impraticabilità politica: l’Italicum prevede un ballottaggio (sulle liste, non sui candidati, altro assurdo) e niente assicura che tra camera e senato il risultato sia identico. Addio stabilità e dunque addio anche sacrificio ragionevole della rappresentatività: ballottaggio e soglie di sbarramento tornano a rischio di censura costituzionale. Soprattutto se li si vuole tenere insieme.

E poi c’è la questione delle preferenze. Capolista bloccato e preferenze per gli altri candidati, dice il Nazareno. «È abbastanza sicuro che sia incostituzionale perché colpisce l’uguaglianza», dice Tesauro. E col sistema di riparto nazionale il cerchio si chiude: all’elettore si dà solo la sensazione di poter scegliere chi votare. In almeno due casi su tre la sua scelta sarà inutile. Negli altri potrebbe servire ad eleggere qualcun altro, in un altro collegio.

Il Porcellum non è morto ma già resuscita.