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ALT Arte Lavoro Tempo

Dopo un anno di quasi silenzio e una scarsa visibilità degli artisti, che hanno pagato a caro prezzo il non riconoscimento della loro figura professionale, parte sul profilo Instagram @ilmanifesto, con una cadenza quindicinale, da domenica 7 febbraio, una rubrica «visiva» che va sotto il titolo di «Alt- acronimo di Arte, Lavoro, Tempo. È uno spazio digitale (dal lunedì pubblicato anche sul sito del quotidiano) dedicato alla creatività contemporanea in tutte le sue forme, a cura di Giuliana Benassi (storica dell’arte e curatrice indipendente) e Costanza Fraia Ketoff (ideatrice del progetto). Due volte al mese, artisti emergenti e affermati saranno invitati a interagire attraverso la polifonia dei loro linguaggi, in maniera semplice e immediata come richiede lo strumento social. Ogni appuntamento si presenterà come una «mostra virtuale» fondata su «post» – immagini o brevi video in risposta ad alcune domande che verteranno sulle tre aree tematiche che indirizzano concettualmente la rubrica (Arte, Lavoro,Tempo)

ELENCO ARTISTI

LULÙ NUTI

JUSTIN RANDOLPH THOMPSON

MARZIA MIGLIORA

GIAN MARIA MARCACCINI

FLAVIO FAVELLI

MARTA MANCINI

LUCA GRIMALDI

INTERVISTA #07 _ 02 MAGGIO 2021

Luca Grimaldi (Roma, 1985)

Artista visivo. Vive e lavora a Roma. Ha studiato presso MFA Painting, Frank Mohr Instituut, Groningen, Netherlands e si è diplomato a Boston (USA) presso TUFTS/SMFA in Fine Arts. Tra le mostre ricordiamo le più recenti: 2021, Quello che non ricordi, diventi, Whitenoise Gallery, Roma; 2020, Solo show, 37pk, Haarlem, Netherlands 2019, Radical residency IV, Unit1 gallery, London, UK 2019, Vultus, Tales of Art, Imola, Italy 2019, Back to Mohr, Artphy, Onstwedde, Netherlands 2018, The Useless Land, Fondazione Lajone Art, Quattordio, Turin, Italy 2018, The H.P. Collection, Operativa, Rome, Italy 2018, Qualcosa del Genere, (Solo) Studio Volante, Rome, Italy 2018, Ex-Voto, Studio Volante, Rome, Italy 2018, To Be Frank, Westwerk, Hamburg, Germany 2018, Just Looking, (Solo) Langhuis, Zwolle, Netherlands 2017, A State of Mind, Haus34A, Bad Bentheim Germany 2017.

Per saperne di più www.lgrimaldi.com

//ARTE

La sua ricerca nasce dall’osservazione delle analogie rintracciabili in diversi contesti culturali e geografici. L’artista si sofferma su quelle immagini che spontaneamente producono simboli o icone universali come cristallizzazione di un immaginario inconsapevole. Pittura e scultura partecipano al gioco di “plasticizzazione” mitologica dell’attuale.

 

//LAVORO

I soggetti del suo lavoro derivano dalla routine. Una circolarità che si appropria del lavoro inteso sia come pratica in studio che come attitudine del quotidiano.

 

//TEMPO

Il concetto di tempo entra nel suo lavoro come stigmatizzazione visiva di miti iconici rappresentanti un’epoca, un costume sociale o un approdo visivo dove riconoscersi, annullando tuttavia coordinate spaziali e temporali di riferimento.

Vai sul profilo instagram del @manifesto per visualizzare l’intervista visiva di Luca Grimaldi. intervista #07 del 02/05/21

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INTERVISTA #06 _ 18 APRILE 2021

Marta Mancini (Roma, 1981) 

Pittrice. Vive e lavora a Roma, dove si è diplomata presso l’Accademia di Belle Arti nel 2006. Muovendo dalla dimensione estetica e psicologica dei suoi primi paesaggi, il lavoro attuale riformula questa dinamica dentro la creazione di uno spazio meta-pittorico. Tra le mostre personali, si ricordano: Disegnini al telefono, Il Crepaccio Instagram Show (2020); Marta Mancini / Mario Cresci, Booth Matèria, Artissima, Torino (2019); La molla, Matèria, Roma (2018); Abita, galleria S.A.L.E.S, Roma (2012). Tra le collettive recenti: Insieme, Mura Aureliane di San Lorenzo, Roma (2020); Due quadri e un tavolo, Richter Fine Art, Roma (2020); Arcoscenico, Numero Cromatico, Roma (2020); Flash, Metodo Milano (2020); View/Openwork, Galleria Monitor, Roma (2019); Ipercorpo, Oratorio di San Sebastiano, Forlì (2019); Premio Hdrà, Palazzo Fiano, Roma (2019); Premio Lissone, MAC, Lissone (2018); The HP Collection, Operativa Arte Contemporanea, Roma (2018); Rosina – Spectrum, Limone, London, UK (2018); La vita della mente, Istituto Svizzero, Roma (2017). Residenze e workshop includono: Openwork, SenzaBagno, Pescara (2019); Simposio di Pittura, Fondazione Lac o Le Mon, Lecce (2018); Specchio, specchio…, Casa Morante, Castel di Ieri, L’Aquila (2018).

Per saperne di più www.martamancini.it

//ARTE

Marta Mancini indaga la pittura come processo di ridefinizione e consegna alla tela un rigore spaziale, un movimento e una corporeità che sfugge sia l’astrattismo che la figurazione.  Attualmente procede attraverso una dinamica di sottrazione, affidando al colore la cifra dello spazio pittorico. La tensione stabilita nelle complesse superfici di Mancini – scrive il pittore Michele Tocca- è un modo per invitare a riflettere sulla doppia natura della pittura come illusione e oggetto, riattivando categorie estetiche fondamentali quali la bellezza, il grottesco, il pittoresco, la rappresentazione e il gestuale.”

 

//LAVORO

Marta affronta il lavoro come processo artistico: Ciò che esiste non sempre si distingue da ciò che non esiste – scrive l’artista – lavorare allora significa operare questa difficile distinzione, tentando di far esistere qualcosa. Se c’è qualcosa di nuovo, nasce nel banale. Si prendono cose minuscole e si cerca di allargarle.”

 

//TEMPO

Per l’artista il concetto di tempo è insito in una routine: “Andare da casa a studio, rimanervi la giornata, tornare a casa e l’indomani ritornare a studio e andare avanti così. Nella dimensione artistica concetti come avanti, indietro, prima o dopo possono perdere quel valore consequenziale che hanno nella vita. Ad esempio certe volte opere vecchie risultano più giovani e viceversa, il tempo passa ma non è passato, i quadri parlano tra di loro.”

Vai sul profilo instagram del @manifesto per visualizzare l’intervista visiva di Marta Mancini. intervista #06 del 18/04/21

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Intervista

diretta con Marta Mancini mercoledì 21 aprile 2021

INTERVISTA #05 _ 4 APRILE 2021

Flavio Favelli (Firenze 1967)

Artista visivo. Vive e lavora a Savigno (Bologna). Dopo la Laurea in Storia Orientale presso l’Università di Bologna, prende parte al Link Project (1995-2001). Ha esposto con progetti personali al MAXXI di Roma, al Centro per l’Arte Pecci di Prato, alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino, alla Maison Rouge di Parigi e al 176 Projectspace di Londra. Partecipa alla mostra Italics a Palazzo Grassi nel 2008 e a due Biennali di Venezia: la 50° (Clandestini, a cura di F. Bonami) e la 55° (Padiglione Italia a cura di B. Pietromarchi). Nel 2008 realizza Sala d’Attesa, ambiente permanente nel Cimitero Monumentale della Certosa di Bologna che accoglie la celebrazione di funerali laici. Nel 2015 l’opera Gli Angeli degli Eroi viene scelta dal Quirinale per commemorare i militari caduti nella ricorrenza del 4 Novembre.
Nel 2017 il progetto Serie Imperiale vince la seconda edizione del bando Italian Council. Nel 2019 ha una mostra personale a Ca’ Rezzonico, uno dei musei della Fondazione Musei Civici a Venezia e pubblica il libro d’artista “Bologna la Rossa” edito da Corraini Edizioni. 

È in corso fino al 30 maggio 2021 a Calenzano (FI) ad Arte in Frabbrica presso Gori Tessuti e Casa il progetto specifico Profondo Oro a cura di Pietro Gaglianò.

A Milano, presso la Fondazione Adolfo Pini, si può visitare fino al 7 maggio 2021 il progetto specifico Vita d’Artista.

Per saperne di più www.flaviofavelli.com

//ARTE

Riprendendo, o cercando di riprendere, certi ricordi che nascono da una vicenda familiare complessa, l’artista indaga immagini e oggetti “persistenti”, creando un’epica personale, combinando pezzi, più che mancanti, inediti che compiono una sorta di giro della morte, oltre che della sua storia personale e della borghesia italiana, anche di un paese che egli descrive come “già globale prima della globalizzazione”.

 

//LAVORO

Flavio Favelli sostiene che l’artista è l’unica figura che frequenta lavoratori e datori di lavoro allo stesso tempo, con la stessa vicinanza, con la stessa distanza: l’artista è solo. Un passo del dialogo tra Franz Kafka e Gustav Janouch del 1920 esprime meglio la sua posizione:

– …va ancora dal falegname?
– No, è un pezzo che non ci vado. Le mie condizioni di salute non me lo permettono più. Sua maestà il corpo.
– Me lo immagino. Lavorare in un’officina polverosa non è certo piacevole.
– Lei s’inganna. A me piaceva lavorare nell’officina […] il pomeriggio passava in un baleno. La sera arrivava sempre di sorpresa.
– Sarà stato molto stanco.
– Sì, ma anche felice. 

 

//TEMPO

Flavio Favelli ha creato molte opere con il titolo “Tempo”: Tempo Aureo, Tempo Veneziano e anche uno scritto, Tempo Petroniano. La sua arte sembra dirci che il tempo è sempre lo stesso. “A Savigno dove abito” – scrive l’artista- “ho di fronte i calanchi coi cipressi, il tempo è sempre lo stesso, i calanchi e i cipressi anche, sono sempre uguali tranne quando c’è la neve. Ogni giorno sembra uguale, passa piano, per sempre.”

Vai sul profilo instagram del @manifesto per visualizzare l’intervista visiva di Flavio Favelli. intervista #05 del 04/04/21

> ARTE QUI

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Intervista

diretta con Flavio Favelli venerdì 9 aprile 2021

INTERVISTA #04 _ 21 MARZO 2021

Gian Maria Marcaccini (Camerino 1970) 

Artista e designer. Lavora a Roma e il suo studio è presso Post Ex, realtà di cui è co-fondatore. E’ stato alunno di Concetto Pozzati, Alberto Garutti e Joseph Kosuth ed ha studiato arte contemporanea e design con critici, storici dell’arte, curatori e semiologi del calibro di Renato Barilli, Giacinto Di Pietrantonio, Angela Vettese e Omar Calabrese al D.A.M.S. e all’A.B.A. a Bologna, all’A.B.A. di Brera a Milano, al Barnett College a Londra, alla Fondazione A. Ratti per l’Arte Contemporanea a Como e allo IED di Roma.

Ancora studente, G.M.M. ha guadagnato il riconoscimento di importanti riviste d’arte quali Flash Art e di collezionisti istituzionali quali Intesa Sanpaolo. Tra le mostre ricordiamo: Private Views, Studi 420, Roma 2019; Unplanned Action, Studi 420, Roma 2018, Nesxt Independent Art Festival, sedi varie, Torino; Counter/Production, MAXXI, Roma 2017, CultRise Collective, CultRise, Roma 2016; Le identità ritrovate, Castello al Monte & Chiesa della Misericordia, S. Severino M. (MC) 2015; In corso d’opera, Castello della Rancia, Tolentino (MC) 2014; Homo ludens, Progetto Cultura – Intesa Sanpaolo, Gallerie D’Italia – Piazza Scala, Milano 2013.

Per saperne di più www.gianmaria-marcaccini.com

//ARTE

Gian Maria Marcaccini si muove tra una varietà di linguaggi quali scultura, pittura, installazione, video e new media. Il suo atteggiamento spinge l’osservatore a ribaltare le forme della realtà, a interrogarne le strutture, a mostrare la labilità di quello che sembra un approdo sicuro alla solidità dell’immagine, alla concretezza del sistema sociale, alla certezza della realtà, incoraggiando la scoperta di  inedite forme di relazione fra le cose e portando a modificare o a rovesciare la prospettiva dalla quale considerarle.

 

//LAVORO

La sua pratica artistica è spirituale e conoscitiva al tempo stesso: un esercizio quotidiano per svelarsi a sé stessi e far emergere conflitti e desideri dell’inconscio collettivo.

 

//TEMPO

Il tempo non esiste, è un costrutto della mente utilizzato per interpretare il mondo. Il tempo in studio è una meditazione, un allenamento alla consapevolezza.

Vai sul profilo instagram del @manifesto per visualizzare l’intervista visiva di Gian Maria Marcaccini. intervista #04 del 21/03/21

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Intervista

diretta con Gian Maria Marcaccini venerdì 26 marzo 2021

INTERVISTA #03 _ 07 MARZO 2021

Marzia Migliora (1972)

Artista visiva. Vive e lavora a Torino. Tra le varie istituzioni che hanno esposto il lavoro di Migliora: il Museo d’Arte Contemporanea del Castello di Rivoli; Fondazione Merz, Torino; Padiglione Italia, 56a. Esposizione Internazionale d’Arte, Venezia; Le MAGASIN Centre National d’Art Contemporain, Grenoble; Museo del Novecento, Milano; FACT, Foundation for Art and Creative Technology, Liverpool; Ca’ Rezzonico, Venezia; Museo Maxxi, Roma; Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Roma; Carré d’Art, Nîmes; Serlachius Museum, Mänttä. Marzia Migliora è  rappresentata dalla Galleria Lia Rumma Milano / Napoli.

Ha in corso al MA*GA di Gallarate una mostra personale “Lo spettro di Malthus” a cura di Matteo Lucchetti, visitabile su prenotazione fino al 12 marzo 2021. Sue opere sono esposte presso il Castello di Rivoli nella mostra “Espressioni. La proposizione” a cura di Carolyn Christov-Bakargiev con Fabio Cafagna e Marianna Vecellio, aperta al pubblico fino al 15 luglio 2021 e presso La Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma nella mostra “Io dico Io – I say I”, a cura di Lara Conte, Cecilia Canziani e Paola Ugolini, visitabile fino al 23 maggio 2021. Per saperne di più  marziamigliora.com

//ARTE

Marzia Migliora interroga la realtà a partire da esperienze quotidiane condivise, attingendo alla memoria personale e collettiva come humus d’indagine su tematiche legate alla condizione umana: l’identità individuale e sociale, il lavoro e l’economia, per creare opere che elevano le più semplici attività umane a momenti in grado di raccontare stralci di storia collettiva. 

 

//LAVORO

L’artista mette al centro il progetto, dalla sua nascita alla realizzazione, sottoponendolo a innumerevoli e costanti domande: ogni singolo elemento e materiale parte dell’opera, ogni forma viene interrogata al fine di rispondere a più perché. Se ognuno di quei perché porta dritto al concetto del lavoro, rafforzandolo: l’opera c’è.

 

//TEMPO

Marzia Migliora interroga il presente nel profondo per raggiungere le stratificazioni più profonde della Storia e disegnare un parallelo con la contemporaneità. Come dichiara l’artista: “ Il limite non è tangibile, ma si sposta ogni volta un pochino più in là, e come in una sfida l’adrenalina, la possibilità di cadere, di fallire, di non essere amati è il motore della più straordinaria e vitale delle fatiche: l’arte.”

Intervista

diretta con Marzia Migliora martedì 9 marzo 2021

Vai sul profilo instagram del @manifesto per visualizzare l’intervista visiva di Marzia Migliora. intervista #03 del 07/03/21

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INTERVISTA #02 _ 21 FEBBRAIO 2021

Justin Randolph Thompson (Peekskill, NY 1979)

Artista visivo, mediatore culturale ed educatore. Vive tra l’Italia e gli Stati Uniti dal 1999, Thompson è co-fondatore e direttore del Black History Month Florence, un’esplorazione sfaccettata delle culture diasporiche africane nel contesto dell’Italia, fondata nel 2016. Thompson è vincitore dell’Italian Council IX con il progetto “Minted in Enemy Bronze”, ha ricevuto il Louise Comfort Tiffany Award, il Franklin Furnace Fund Award, il Visual Artist Grant della Fundacion Marcelino Botin, due Foundation for Contemporary Arts Emergency Grants, una Jerome Fellowship dal Franconia Sculpture Park e una Emerging Artist Fellowship dal Socrates Sculpture Park.

Per saperne di più  www.justinrandolphthompson.com

//ARTE

La sua ricerca coincide con l’attitudine a trascorrere tempo con le persone per instaurare conversazioni significative pervase da strati di astrazione e complessità, con lo scopo di spingere gli interlocutori verso prospettive e percezioni nuove. La risonanza della storia, insieme ad una particolare attenzione per la funzione dell’arte nella società, sono caratteristiche profondamente radicate nelle sue opere: sono pratica quotidiana.

 

//LAVORO

Il lavoro per l’artista è ogni gesto, pensiero, considerazione e movimento quotidiano. Il suo interesse va oltre una comprensione capitalistica della produzione e della produttività. Egli mette al centro il lavoro intellettuale inteso al di là degli schemi e delle definizioni accademiche. Il suo rapporto con il lavoro viene definito dall’artista come “tempo libero attivo”. 

 

//TEMPO

Ci vuole tempo affinchè il suono di una voce viaggi verso le orecchie che ascoltano, verso i corpi sensibili. Ci vuole tempo affinchè quei suoni si traducano in percezione. Ci vuole tempo affinchè il nostro corpo e i nostri timpani vibrino con la ricezione delle onde sonore. Ci vuole tempo per decifrarne il significato” sostiene l’artista, riferendosi alle micro comprensioni del tempo. E conclude: “può volerci una vita per descrivere quel frammento di secondo di ricezione uditiva.” 

Vai sul profilo instagram del @manifesto per visualizzare l’intervista visiva di Justin Randolph Thompson. intervista #02 del 21/02/21

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INTERVISTA #01 _ 07 FEBBRAIO 2021

La prima apparizione sarà incarnata da Lulù Nuti (1988),

Artista visiva. Vive e lavora tra Roma e Parigi. Si è diplomata all’Ecole Nationale Supérieure des Beaux Arts di Parigi nel 2012. Tra le mostre principali ricordiamo: La Musée, a cura di Azad Asifovich, Galerie Italienne, Parigi e Studio La Città, Verona 2020;  Living in the Tchtulucene a cura di Valentino Catricalà, Istituto Italiano di Cultura, New Delhi, 2019 ; Mirabilia Urbis, a cura di Giuliana Benassi, artq13 Roma, 2019;  MFW con Nouvelle Collection Paris, La Panacée, Montpellier, 2018; Calcare il Mondo, personale presso la Galleria Chloé Salgado, Parigi, 2018; Sistema, personale site-specific nel Sito archeologico Case Romane del Celio, a cura di Carlotta Monteverde, Roma, 2015.
Nel 2018 fonda con Pamela Pintus il duo LU.PA con cui realizza opere performative e transmediali. Hanno accolto il duo, tra gli altri, il Musée Zadkine, Parigi, 2018 e Palazzo Doria Pamphilj, Valmontone, 2019.
A febbraio 2021 inaugura due bipersonali a Roma: la prima con Alessandro Giannì a Spazio Mensa e la seconda con Delfina Scarpa alla Galleria Alessandra Bonomo. A marzo dello stesso anno apre invece la sua terza personale a Parigi: Terrain Amère, alla Galerie Chloé Salgado. 

Per saperne di più  www.lulunuti.com

//ARTE

Lulù Nuti interpreta i sentimenti di responsabilità e di impotenza che la nostra epoca provoca sull’essere umano, sulla percezione della realtà, sulla trasformazione delle abitudini e sul rapporto con la natura.

 

//LAVORO

Credendo fortemente nell’intelligenza della materia, capace di veicolare informazioni che vanno oltre il limite del linguaggio, nelle sue opere sperimenta vari materiali di costruzione accostandoli spesso a elementi naturali, concependo masse scultoree e installative in dialogo con lo spazio. 

 

//TEMPO

Le sue opere si contraddistinguono per la convivenza di una sottile dualità tra presenza e cancellazione, rottura e solidità, resistenza e fragilità, in una altalenante ricerca di equilibrio e tensione, lasciando trapelare un immaginario che interpreta i conflitti dell’essere umano sia in senso escatologico che come frutto di un’analisi contemporanea legata al qui e ora.

Vai sul profilo instagram del @manifesto per visualizzare l’intervista visiva di Lulù Nuti. intervista #01 del 7/02/21

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