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Editoriale

All’ultimo stadio

Virginia Raggi

Se avesse accettato le dimissioni che Paolo Berdini ieri le ha offerto insieme alle scuse per le improvvide confidenze rese a un giornalista, Virginia Raggi avrebbe provocato l’infarto della sua amministrazione. Avrebbe perso di botto il cuore, la ragione sociale del governo cittadino, l’uomo scelto a guardia della speculazione edilizia, lo stimato urbanista che per tutta la vita ha combattuto lo strapotere della rendita immobiliare che assedia la città da sempre.

«Siamo un paese in cui lo Stato non ha la forza e l’autorità per far rispettare le leggi, a partire dai piani urbanistici, e cioè le regole che disegnano il futuro delle città» scriveva Berdini all’indomani del terzo condono fiscale, nell’anno 2009 del regno berlusconiano. Così è ancora oggi in Italia e nella città, Roma, che ha trovato la parola per dirlo: palazzinari.

Il ricco boccone mediatico che l’assessore, con le sue confidenze su Raggi e dintorni, ha offerto al giornalista della Stampa gioca a oscurare la materia ben più incandescente che rischia di terremotare la giunta capitolina: la battaglia contro l’ultimo arrembaggio. La battaglia dello stadio. E alla sindaca di Roma non sarebbero bastati tutti i fiori inviati dai suoi simpatizzanti in Campidoglio per sostituire il fiore all’occhiello della propria giunta, quell’assessore che, a certe latitudini amministrative, vale quanto un sindaco. In una partita che è, in tutta evidenza, di rilievo nazionale.

Se Paolo Berdini dovesse lasciare l’ufficio sarà perché questa partita l’ha persa. Se alla fine se ne andrà sarà perché i palazzinari useranno il grimaldello dello stadio per allagare di cemento un altro pezzo di agro romano, senza strade, senza luci, senza servizi. Come ogni periferia conosce.

E nemmeno è facile appiccicargli l’etichetta del «signor no» perché, tanto per restare ai fatti, nell’accesa discussione sulle Olimpiadi, l’assessore era a favore dei giochi con un altro progetto e insisteva a dire che c’era tutto il tempo per provarci. Ma Raggi chiuse, disse no. Berdini era per il referendum proposto dai radicali, ma Raggi infilò una serie di sì, ni, e alla fine no.

Certo, in una squadra come quella dei 5Stelle, dove se qualcuno parla è per sputare veleno contro altri pentastellati, e se qualcuno tace è perché c’è il coprifuoco imposto dal comandante-garante, non è facile fare l’assessore indipendente all’urbanistica. Specialmente se un uomo di conoscenza e esperienza accetta di entrare in una squadra grillina ricca di persone inesperte, preparate soprattutto alla guerra contro il mondo sporco e cattivo, quel mondo che milioni di elettori gli avrebbero chiesto di provare a ripulire da malgoverno e corruzione senz’altro, ma per amministrarlo con serietà e competenza. Conversando in modo confidenziale con il giornalista Berdini ha detto quello che tutti pensano e vedono.

Infine. Nella violenta campagna giornalistica contro la sindaca, infarcita (non stupisce), di sessismo e misoginia, hanno giocato appartenenze editoriali, lobby affaristiche, strumentalizzazioni politiche. Il giorno dopo le elezioni sontuosi editoriali venivano spesi per misurare le buche delle strade romane, in un crescendo sproporzionato e ad personam («fatina» «bambolina» «mammina») che alla fine rimbalzava come un boomerang proprio sulle grandi e piccole firme che peraltro, secondo i sondaggi, suscitavano la reazione opposta nell’elettorato grillino.

Come avvenne del resto con la forsennata campagna contro gli scontrini del sindaco Marino, indicato, proprio come ora Raggi, sentina di ogni male, pozzo senza fondo di incompetenza, da abbattere in ogni modo, anche a costo della penosa trafila dei consiglieri Pd precettati dal commissario Orfini per la firma dal notaio.

Sulla testa della sindaca pende ora lo spadone giudiziario e non sappiamo come andrà a finire. Sappiamo che non di accuse di tangenti e malaffare si tratta, ma di abuso d’ufficio e di nomine. Sappiamo però che la città ha un disperato bisogno di essere governata e confidiamo in un esito trasparente e rapido delle inchieste. Per tornare non a riveder le stelle, ma a parlare di scelte politiche.

  • roccosiffredi

    Non ho capito: la sbrasata di Berdini è stata un’azione elegante e commendevole? Se gli rodeva il chiccherone poteva dimettersi oppure discutere con la sindaca: che modo d’agire è questo?

  • il compagno Sergio

    In effetti Berdini ha detto quello che buona parte dei romani pensano. Anzi, è stato fin troppo cortese, vista la pervicace ottusità e la protervia della sindaca di Roma (cresciuta alla scuola di Previti, è bene ricordarlo).
    Ma i nodi vengono al pettine.

  • Spartacus

    In effetti Berdini non è degno di stare in questa Giunta. Io propongo di rimpiazzarlo con Marra, o con suo fratello, oppure con Pippo Franco, ben più eleganti e commendevoli, ma soprattutto al livello della giunta dell’illustrissima Raggi.

  • funes el memorioso

    Rangeri termina il suo editoriale con un sibillino “confidiamo in un esito rapido e trasparente delle inchieste”.
    Un colpo al cerchio e uno alla botte, per non pregiudicare i rapporti con i pentastellati?
    Per quanto mi riguarda non ho bisogno dei responsi dei tribunali e il mio giudizio sulla giunta romana è semplicemente politico: è una catastrofe e non ci sarà decisione giudiziaria a poterla correggere. Gli errori commessi sono tali e tanti da non essere più giustificabili e credo di poter dire che la speranza dei romani di poter girare pagina è delusa.
    E poi non sta al sig. Grillo di dire chi è o chi non è “er sinnaco de Roma”.
    È l’ennesima prova delle anomalie congenite del partito M5S.

  • roccosiffredi

    E quindi perché non alza i tacchi?

  • roccosiffredi

    Rimpiazzamolo piuttosto con Vendola o Bertinotti o altri papponi a pugno chiuso.

  • roccosiffredi

    Cose viste e sentite già con la giunta Nogarin. Riparliamone tra un anno.

  • Alfredo

    Non si può essere di lotta e di governo….Berdini era meglio che rimanesse fuori da questi teatrini.

  • Ante Fascio

    Spero la giunta di Roma sappia che se va via Berdini e si fa lo stadio non come dice lui, il movimento si consegna al sig. Pallotta (che addirittura ha sborsato per mandare i pupi nelle trasmissioni nazionalpopolari rinvigorite dalla cura renziana…vedi l’Unico Capitano a Sanremo) e perderà un buon 20% su base nazionale. E per i signori del cemento e delle mazzette sarebbe troppo bello per essere vero…A quanto pare, nel nostro paese basta strumentalizzare i tifosi di pallone per averla vinta: il maestro B. ha fatto scuola. Peccato, si era sognata una giunta piena di persone di spicco, “il meglio del meglio” come diceva Berdini, per fare di Roma una capitale europea. Invece si è fatto terra bruciata intorno fin dall’inizio…
    Tutto perfetto, non c’è che dire. Cheapau al Sistema!