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Editoriale

Al Presidente Usa: c’è un’altra Europa

Stanno trattando in segreto, i tecnici della Commissione Commercio di Usa e Unione Europea.
Neppure i Parlamentari europei possono accedere ai documenti del negoziato che dovrebbe portare alla stipula del TTIP, il Transatlantic Trade and Investment Partnership. Secondo le intenzioni dei capi di stato europei, che a giugno hanno dato via libera al negoziato, Stati Uniti ed Europa dovrebbero diventare già dal 2015 un gigantesco mercato unico per merci, investimenti e servizi. Verrebbe liberalizzato praticamente tutto: i prodotti agricoli e industriali, l’energia, i diritti di proprietà intellettuale, le imprese di proprietà statale, i servizi, e l’elenco completo è molto più lungo.

Ormai lo sanno anche i sassi, che libero mercato vuol dire distruzione dei servizi pubblici e delle piccole e medie imprese, a vantaggio solo di finanza e multinazionali. E i danni del TTIP non finirebbero qui. C’è anche dell’altro.
Si andrebbe, in tutti i settori coinvolti, all’azzeramento degli standard di qualità e di sicurezza che in Europa abbiamo conquistato sui prodotti agricoli, alimentari e industriali, sui prodotti chimici, sulla sicurezza nel lavoro. Tutti ostacoli da abbattere, secondo la logica del libero mercato.

E dunque, con il TTIP, nessun divieto agli OGM in agricoltura e agli ormoni negli allevamenti. Addio alla denominazione di origine controllata. E così via.

Dopo un primo round a Bruxelles, i negoziati riprenderanno ad ottobre. I movimenti di tutta Europa si stanno organizzando in una grande campagna comune per fermare questa follia.

Intanto, nella sponda sud del Mediterraneo le reti sociali democratiche continuano ad alzare la voce per impedire gli accordi di libero scambio rafforzato che, con la stessa logica e gli stessi obiettivi, l’Unione Europea sta imponendo ai paesi del Maghreb e del Mashrek.

Ieri sera a Roma è arrivato il Presidente Obama. È bene che sappia una cosa: i burocrati e i governi dell’Unione Europea con cui sta negoziando il TTIP non hanno nessun mandato popolare.

Non permetteremo loro di dare il colpo finale alle nostre economie e ai nostri sistemi sociali già devastati da austerità e liberismo. Li fermeremo con la pressione popolare. È già successo. Nel corso degli anni abbiamo bloccato l’Accordo Multilaterale sugli investimenti e la Direttiva Bolkestein. Recentemente la mobilitazione europea ha fermato l’ACTA, il negoziato che avrebbe limitato il diritto alla privacy e l’accesso alla rete.

C’è un’Altra Europa, presidente Obama. Che non svende al mercato i diritti, il lavoro, la democrazia. Che li difende per noi europei e per tutti i popoli del mondo, statunitensi inclusi.