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Cultura

Al largo di Mahdia luccicano capolavori

FONDALI ABITATI / 12 . Non si trattava di una città sommersa, ma di un relitto e del suo carico. Aristocratici romani, adepti del gusto ellenistico, avevano commissionato mirabili opere d’arte greca. Le ricerche si rivelarono perigliose fin dal principio, a causa della profondità e delle correnti: il giacimento era in mare aperto a circa cinque km dal promontorio del Capo d’Africa. Il favoloso rinvenimento promosse la nascita dell’archeologia subacquea

Statuetta di bronzo dal relitto di Mahdia nella nuova sala del Museo del Bardo di Tunisi

Statuetta di bronzo dal relitto di Mahdia nella nuova sala del Museo del Bardo di Tunisi

Agli albori del XX secolo, dei pescatori di spugne greci, ingaggiati da un armatore tunisino, s’immersero al largo di Mahdia - a sud del Golfo di Hammamet - per cercare l’«oro soffice» del Mediterraneo. Esploratori dei fondali dentro scafandri che li rendevano simili a mostruose divinità degli abissi, i loro nostoi sono degni di un’Odissea che nessun aedo ha mai cantato. Quel giorno di primavera del 1907, i palombari «piedi-pesanti» videro qualcosa che non somigliava affatto alle creature marine dai mille pori e dai colori sgargianti, utili per la detersione del corpo: a 40 metri di profondità, sparsi sulla sabbia,...

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