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Editoriale

Al governo, dai rospi ai draghi

Abbiamo un banchiere. Per i partiti della precedente maggioranza, al di là dell’insopportabile pratica di ingoiare dopo i rospi anche i draghi, diventa quasi un obbligo partecipare al prossimo governo

Con più di 70mila partecipanti al referendum sul governo Draghi, e un risultato che segna una spaccatura quasi a metà, con una possibile scissione dopo l’addio dell’oppositore Di Battista, la maggioranza degli attivisti del M5S dà il via libera. La partecipazione va rispettata, anche se avviene su una piattaforma screditata e poco trasparente. Parla di una forza che si interroga su un bivio così lacerante. E proprio questa divisione nella maggiore rappresentanza parlamentare, farà dormire sonni meno tranquilli al futuro premier.

Sono dubbi e domande che hanno attraversato anche LeU perché sicuramente sedere accanto alla Lega e a Forza Italia è difficilmente digeribile. Problema che non hanno i renziani visto che è quel che volevano il distruttore e alcuni potenti settori dell’economia italiana e europea. Ma per chi ha sostenuto con determinazione il Conte2 e per come è “caduto” – una brutta, opaca operazione di potere – governare con i naturali avversari non è una prospettiva entusiasmante.

Ma se sono forti le perplessità che hanno attraversato LeU e i 5Stelle (il Pd non se ne cura) paradossalmente, una mano a superarle l’ha data sicuramente Salvini che ha deciso di salire sul carro del vincitore con una vergognosa giravolta. In primo luogo sulle scelte antieuropeiste. Il passaggio di campo, sancito dal voto al parlamento europeo sul Recovery, ha motivazioni assai convincenti. Sulla lotta alla pandemia, la ripresa economica, l’occupazione, e i miliardi in arrivo, la Lega vuole mettere la sua bandierina.

Tantopiù che il merito del punto in cui siamo oggi sui vari corni dell’emergenza, va dato al Conte2 e sarebbe un errore lasciar gestire ogni cosa alle forze più conservatrici e fascistoidi del nostro paese.

Per i partiti della precedente maggioranza, al di là dell’insopportabile pratica di ingoiare dopo i rospi anche i draghi, diventa quasi un obbligo partecipare al prossimo governo. Nella pur urticante condizione di turarsi il naso di fronte a decisioni che lasciano poco spazio per scelte diverse.

Ma c’è un altro elemento sul quale si dovrebbe ragionare. Quando Draghi avrà svolto i suoi compiti andremo al voto, e il centrodestra si presenterà compatto. Le forze democratiche potranno contrastare l’avversario solo se e, come si diceva una volta, nella misura in cui, saranno in grado di affermare un fronte comune nei prossimi anni

 

 

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