closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Editoriale

Aggirare per cambiare

Benvenuta la mossa di Landini. A lungo attesa, ha il pregio di essere spiazzante. Due temi finora hanno provato a incontrarsi, ma senza successo. Quello del partito, di un’organizzazione politica elettoralmente credibile da opporre alla deriva moderata del Pd, e quello delle politiche: c’è modo di affrontare la cosiddetta crisi senza scaricarne i costi sui ceti deboli, che sono ormai una parte largamente maggioritaria della popolazione, giacché includono anche una fetta dei ceti medi, che si erano finora ritenuti protetti?

È proprio quest’ultima novità che rivela la natura della crisi. Che non è affatto crisi. È un mostruoso processo redistributivo su scala globale dal basso verso l’altro, che vuol rovesciare la storia del Novecento, a beneficio di una minoranza ristrettisima, di imprenditori, manager, speculatori, finanzieri, col contorno di divi dello spettacolo e dello sport. Ecco la novità di cui prendere coscienza e che potrebbe costituire una risorsa politica essenziale.

Giorni fa D’Alema dava per perso il referendum confermativo delle controriforme costituzionali. Per tanti versi ha ragione. Quello screanzato che tra un ultimatum e l’altro ha preso in ostaggio il Pd e i suoi parlamentari, insieme a una parte dell’opposizione di destra, scatenerà una tempesta mediatica. Che non sarebbe però irresistibile ove si riuscisse a mostrare al paese che, una volta approvate quelle riforme, non solo i ceti popolari e il mondo del lavoro saranno definitivamente alla mercé dell’esecutivo e delle sue politiche, ma che lo stesso accadrà a una parte dei ceti medi tradizionalmente meno sensibili alla questione democratica.

Che s’introduca una tassa che colpisca i patrimoni è piuttosto ovvio. Ma l’entità e il direzionamento di tale tassa è da vedere. Che si dia una sforbiciata alla pensioni più elevate è ragionevole. Dove si collochi la soglia oltre cui intervenire non è detto. Lo deciderà un governo senza contraddittorio, come quello che si prospetta a riforme approvate: un governo asservito alla ristrettissima minoranza di cui sopra. Ai ceti medi vanno mostrati i rischi che corrono: non di pagare il giusto, ma anche assai di più. Non dimentichiamo che lo stato sociale nacque da una larga alleanza tra ceti popolari e ceti medi. Chi può promuoverla? Un nuovo partito di sinistra?

La mossa di Landini ha il pregio di aggirare la questione. Non che i partiti non servano, ma in questo momento sono diventati così impopolari che fare un nuovo partito non porterebbe a nulla. Lo provano gli insuccessi dei tentativi compiuti finora di costituire un nuovo partito a sinistra, o magari una coalizione elettorale, che comunque somiglia a un partito. I partiti sono vittima di una duplice ingiusta aggressione, in atto da decenni. Sono vittime di un’aggressione da destra, conservatrice e plebiscitaria, che imputa ai partiti i loro ben noti difetti, ma che ha in odio sopra ogni cosa il loro radicamento nella popolazione. Anche un partito conservatore non può concedersi il lusso di interloquire solo coi ceti superiori. Se vuole prendere tanti voti, deve offrire qualcosa anche al resto della società. Può offrire forme avvelenate di razzismo e populismo, come fanno la signora Le Pen e Salvini, ma deve offrire anche un po’ di protezione. I ceti ristrettissimi non sopportano neanche questo. Sognano la democrazia del plebiscito e del leader che governa a loro vantaggio senza rispondere a nessuno.

La seconda aggressione i partiti l’hanno subita da sinistra. Che quella dei partiti non sia una storia né di moralità, né di democrazia interna lo sappiamo. Benché non tanto come si racconta. E non sempre. Vi sono casi in cui i partiti hanno incluso migliaia di militanti, iscritti, simpatizzanti e li hanno fatti sentire a casa loro. Ignorarli e far di tutt’erba un fascio è errore grave. Comunque, l’effetto democratico dei partiti va cercato da un’altra parte. I partiti, con l’aiuto dei sindacati, hanno trasformato masse disperse e informi di operai, contadini, impiegati, uomini e donne in soggetti politici rispettati e temuti. Senza i partiti socialisti, il mondo del lavoro non sarebbe esistito politicamente. È il caso di prenderne atto.
Va tuttavia preso atto anche del fatto che la critica concentrica ai partiti è arrivata a bersaglio. Oggi proporre la costituzione di un nuovo partito verrebbe, almeno in Italia, accolta con indifferenza. Per quanto diversi tra loro, Podemos e Syriza suggeriscono di muoversi altrimenti. Ovvero di agire anzitutto sul fronte delle politiche, o, meglio, sul senso comune. There is no alternative, diceva la signora Thatcher e il ceto politico, salvo frange marginali, le è andato appresso: non c’è alternativa. L’alternativa invece c’è. Potrebbe essere in peggio: neoliberalismo più fascismo mediatico. Ma può essere in meglio. Basta crederci, ragionarci sopra e organizzarsi per mettere in circolo l’idea che l’offensiva dei mercati che sta devastando la società non è irresistibile. Magari attivando – secondo la lezione del movimento operaio d’una volta – forme solidaristiche e di aiuto reciproco utili a resistere già adesso. Attenzione: non è inimmaginabile un fascismo brutale come quello dello scorso secolo. Ma si può immaginare un fascismo subdolo e strisciante, così si può immaginare una somministrazione subdola, e non brutale come in Grecia, delle ricette delle Troika. Anzi: è quello che il signor Renzi sta facendo e vuol seguitare a fare, senza neanche i (modesti) intralci che al momento lo rallentano.

  • il compagno Sergio

    Benvenuta la mossa di Landini, certamente.
    Per il resto non so. Purtroppo per una parte consistente dei cittadini, il sistema politico quale esso è, rappresenta una sorta di metastasi attaccata ai gangli vitali della mafia (per riprendere una bellissima defizione di Paolo Rossi). Insomma, a parte trasformismi, incapacità patenti, corruzione, disprezzo per l’interesse generale, arroganza, soggezione ai poteri forti e inciuci (alla faccia dei programmi elettorali e degli elettori) non rimane granché.
    E Renzi gioca su questi fattori, presentandosi come il solo in grado di cambiare le cose.
    A che servono i parlamentari visto quello che è successo in Italia negli ultimi 25 anni?
    È un po’ come nei servizi pubblici che dirigenti e/o impiegati cialtroni fanno funzionare male: chi vuoi che difenda a quel punto il servizio pubblico? Privatizziamo privatizziamo! E così i cialtroni, contribuiscono allo smantellamento dello Stato sociale (anche se ne sono la sola causa/ragione).
    Ma la stessa cosa potremmo dire dei sindacati “confederali”: a cosa servono se il lavoratore non si sente né tutelato né considerato ? Leviamoli di mezzo!

    Renzi si alimenta di questo degrado della res publica, di pratiche ormai diventate croniche che avviliscono la democrazia e la convivenza civile, spianando la strada ad un sistema autoritario (surrogato avvelenato di chi non ha autorevolezza).

    Mi rendo conto che la questione è talmente complessa che non la si può affrontare in qualche riga.
    Ma intanto per me le cose stanno più o meno così.

    Prima di chiudere, pongo una domanda all’autore dell’articolo: perché scrive “Senza i par­titi socia­li­sti, il mondo del lavoro non sarebbe esi­stito poli­ti­ca­mente. “? Per socialisti intende socialisti e comunisti? Allora perché non utilizzare piuttosto i “social-comunisti”? O ha volontariamente espunto i comunisti dal testo ?
    Spero ad ogni modo che lei intenda i socialisti prima di Craxi (e prole numerosa e assatanata come il padre) Del Turco, Amato e De Michelis, personaggi che tratterei piuttosto in un editoriali sulla criminalità dei colletti bianchi.

  • Janus48

    chissà se #Renzistasereno…

  • ANTONIO VASONE

    Spero che lo “scendere in campo” di Landini riesca a rimediare, almeno in parte, al vuoto che si è creato a sinistra anche se non mi è chiaro come, in pratica, si riuscirà a scalfire l’attuale monolite reazionario e fascistoide rimanendo solo movimento e non partito. Ricordo i girotondi, grande movimento di protesta e di speranza, che si risolse poi nel nulla. Spero che questa volta l’esito sia diverso ma, a mio parere, occorre procedere con molta concretezza.

  • Massimo D’Agostino

    Una destra conservatrice in Italia io non la vedo. Sarebbe auspicabile ma non c’è. Ho scritto sul mio blog che il vero rottamatore, il primo in assoluto, è stato Berlusconi. Ha voluto chiudere con la vecchia partitocrazia e ci è riuscito. Ha buttato via il bambino con l’acqua sporca. Auspica un’Italia come piace a lui: la scuola, la giustizia,
    la politica. E’ entrato in politica certamente non per rispettare ciò che ha trovato. Tutto andrebbe cambiato non si sa in che modo. La gente lo ha seguito e ora dovrà per forza accettare le sue pazze riforme, visto che la vergogna per le accuse infamanti è stata abolita. La sinistra ex PCI riformista di D’Alema, e oggi di Renzi, vuole la stessa cosa, anzi di più. Il PD, orfano dell’Ulivo, è ciò che resta di una dittatura conclamata. Chiede uno stato
    “forte” e, più che privatizzato, perché tutto procede in senso inverso,
    modernizzato. Se ci facciamo caso anche militarizzato, pensando al riarmo e alle guerre cui dal 1991 partecipiamo per lo più per una loro scelta. Queste due correnti principali finiscono inevitabilmente per dialogare, ma i cambiamenti, senza quello che giustamente questo giornale intelligente chiama “il radicamento nella popolazione”, saranno superficiali e probabilmente scriteriati, come il nuovo senato cinese renziano. Questo radicamento manca da troppo tempo: nell’economia, in cui dai tempi di Cuccia c’è un capitalismo di stato, che non confonderei con la concentrazione americana dei capitali, privo di partecipazione popolare e probabilmente alterato da politiche mafiose (leggete per favore i documenti parlamentari online); c’è nella giustizia, che non ha riflessi sull’umore dei politici, sulle aziende, sulla stessa borsa; c’è nel giornalismo che affronta un tema, poi se lo dimentica e lo riprende tempo dopo completamente stravolto. Ognuno fa quello che vuole, l’Italia è un aereo dirottato che corre verso il nulla, in cui prima di tutto bisognerebbe rimettere in circolazione le idee e i fatti, senza creare sacche di potere personale e clientelare come ai tempi di Giolitti. Bisognerebbe evitare di livellare l’organizzazione dello Stato creando zone rosse di intoccabili, come i servizi segreti, i quali poi operano una censura o revisione dei fatti per proteggerci, e zone verdi come i discriminati del giornalismo (io), che vengono costretti a vivere con contratti a termine o co.co.co. per tutta la vita. Anche questo significa ritrovare il “radicamento nella popolazione”. Poi, come ultimo step, ritrovata la voglia di guardare in positivo, si potrebbero escogitare delle soluzioni politiche condivise. Se i padri della Costituzione sono riusciti a vivere felici senza un soldo, nel 1945, perché non dovremmo riuscirci anche noi? Del resto c’è quel debito pubblico miliardario che è lì ad attendere che qualcuno lo veda, si faccia dei conti e decida se smetterla con quella che la mia insegnante di latino e greco, con un pizzico di perfidia quando ci restituiva compiti negativi, chiamava “la felice ignoranza”. La decisione ultima spetta ai nostri Ministri.

  • alberto ferrari

    Che pena. “in que­sto momento sono diven­tati così impo­po­lari che fare un nuovo par­tito non por­te­rebbe a nulla ” …. Mentre invece i “movimenti” o le tante ” prime donne” e “primi uomini” che ogni primavera compaiono e compaiono come ruscelli carsici hanno portato a qualcosa? Sempre distrutti dal narcisismo dei loro leader, degli intellettuali purtroppo di solo contorno. Strano destino quello delle sinistre, sempre contro il leaderismo, sempre pronte a distruggere ogni leader e sempre alla ricerca di un leader. Quando si comincerà a capire che sono più di 50anni che alla sinistra manca un serio manifesto politico-culturale nel quale riconoscersi. L’ultimo purtroppo fu quello del ’59 della SPD.

  • Armando Pitocco

    Articolo perfetto, spiega perché è difficile creare un nuovo partito e descrive bene il doppio attacco: da destra, che vogliono solo il leader o il duce, e per cui un partito anche dittatoriale è già troppo democratico, da sinistra che troppo facilmente liquida i problemi organizzativi della politica (“non c’è reale democrazia” -vero- ma dire che tutto fa schifo non basta: pensiamo piuttosto a reinventare un’organizzazione democratica non veriticistica, ma comunque accessibile anche a chi nella vita ha pure altro da fare oltre a seguire mille assemblee; altrimenti stiamo sostituendo i partiti poco democratici con l’assenza totale di organizzazione democratica). La mossa di Landini può essere per i tempi quella giusta.

  • Armando Pitocco

    Credo comunque che per socialisti si intendesse l’accezione più internazionale del termine, e sicuramente prima di Craxi, se non proprio prima della distinzione tra socialisti e comunisti di inizio 900…

  • RossoVeneziano

    Il fallimento della famigerata Sinistra Arcobaleno evidentemente non vi ha insegnato nulla. Ancora a riproporre lo stesso fiacco movimentismo collaterale ai soliti partitini che a ridosso delle elezioni inevitabilmente si coagula nel solito fallimentare cartello elettorale. Questi bizantinismi assurdi mascherano soltanto l’inadeguatezza di una classe dirigente di sinistra da rottamare, come Renzi ha rottamato la sua per scalare il PD. L’offerta politica in Italia è semplice da elencare: ci sono i fascisti che si riconoscono nel blocco Salvini-Meloni, i conservatori ancora attorno alla morente Forza Italia del tramontato Berlusconi, i liberali rappresentati dal PD di Renzi, la sinistra veterosindacalista che si riconosce in Landini (un blocco che comprende i bersaniani, i civatiani e SEL) e c’è quell’animale strano che è il M5S, il partito delle procure, costretto a spostarsi a sinistra dall’avanzata di Salvini che ha drenato l’originaria area di consenso grillina. A mancare è una sinistra moderna, non giustizialista e non sindacalista, capace come accade nel resto d’Europa di attestarsi intorno all’8%. Tutto qui. Finché questo tipo di sinistra non ci sarà io continuerò a votare per i liberali, unico (e antico e nobile come quello socialista) argine democratico al fascismo. Ricordiamoci che stiamo parlando dell’Italia, paese per ragioni storiche da sempre (e per sempre mi verrebbe da dire) di destra. L’obiettivo realistico della sinistra dev’essere quello di condizionare i liberali per ottenere risultati il più possibile incisivi. Senza i liberali NON SI GOVERNA. E non so voi ma io voglio GOVERNARE.

  • Rolando Bagnoli

    Rosso?veneziano chi sarebbero i liberali che governano me lo spieghi per favore

  • Seba

    Io sarei con Landini a patto che si faccia veramente sul serio.C’è un stato di fatto che si è venuto a creare ormai da anni in Italia.Se oggi viviamo questa situazione dello stato sociale,un poco di responsabilità,vanno cercate anche dentro di noi.Per noi intendo chi ha creduto sempre nel sindacato , come me, da oltre trentatre anni e che da pochi giorni non è piu iscritto(CISL).Lavoro a scuola. RSU,direttivo sindacale,contrattazioni,assemblee mai tirarato indietro quando c’era da combattere per i diritti dei lavoratori.Ho impiegato troppo tempo però ha capire che il sindacato, almeno quello a cui sono stato iscritto, si è venduto ai dirigenti per interessi. Interessi non di politica sindacale a vantaggio dei lavoratori ma per interessi privati:Contrattazioni soft coi dirigenti in cambio di Funzioni strumentali o altre cariche di potere.Nessuno crede più al sindacato,almeno nella scuola. Forse Landini è il primo a sapere tutto questo ed ha capito che una svolta va data. Perchè c’è il popolo dei lavoratori che scalpità per la difesa dei diritti e contro lo strapotere dirigenziale.Insomma se questa sarà veramente una rivoluzione ben venga Landini sarò in prima fila. Diversamente di esperienze di pseudo movimenti il nostro paese ne ha piena la pancia.

  • eleonora favaroni

    Stupiscono e infastidiscono le dichiarazioni e
    critiche del partito Renziano

    Il principale bersaglio
    ovviamente non poteva che essere il gruppo partitico di opposizione definito come il responsabile
    della situazione sociale-economica disastrosa e critica italiana , nella quale i conservatori vedono “
    tutto il fallimento del centrosinistra”.

    Dal canto suo, quest’ultimo
    , si dichiara pronto ad avviare una fase
    di collaborazione con PD sembra quasi “senza ideologismi ma con
    più pragmatismo”.

    Stupisce anche
    quest’ultima affermazione in quanto stona forse con quello che invece dovrebbe
    essere un binomio storico fondamentale e riconosciuto di certi orientamenti
    politici : non frattura o scissione ma unità di ideologia e pratica. Secondo Gramsci
    il cuore della vera rivoluzione era il partito e non i sindacati verso i quali
    nutriva scarsissima fiducia. Certo le dichiarazioni attuali ci mostrano
    tutta la sofferente situazione nella
    quale si trovano i partiti di sinistra ,attaccati, scarnificati, isolati,
    spesso divisi.

    L’elemento ideologico però
    è necessario per lo sviluppo di una
    cultura e presa di coscienza non solo politica ma anche umana e sociale . E’
    attraverso la penetrazione delle idee che si sviluppa il senso critico
    e consapevolezza ; così che
    avvengono le evoluzioni e trasformazioni.
    Questo è stato in passato esempio e
    fede.: i veri cambiamenti si sono fatti con il pensiero e il braccio.

    Oggi forse l’esempio più
    evidente è rappresentato dalla Grecia dove vince in maggioranza l’ottimismo e
    il largo consenso popolare e anche di molti strati del patronato e
    dell’industria alla politica chiara e
    decisa di Alexei Tsipras che al di là di critiche e perplessità da parte di
    molti , è riuscito a conquistare le piazze di molti stati europei , cosa che il
    governo italiano e certi partiti non hanno fino a oggi saputo fare.

    Eleonora
    favaroni

  • RossoVeneziano

    Sono quelli che governano appunto, la nuova classe dirigente “renziana”. Chiamala borghesia illuminata se preferisci. O sinistra liberista, la sostanza non cambia. Renzi è riuscito dove ha fallito Veltroni: trasformare il PD nel partito centrale (più che centrista) della scena politica italiana. Questa è la sua forza, questo è il suo merito storico. Un partito socialdemocratico come quello che sognavano (e magari ancora sognano) D’Alema e Bersani, sul modello tedesco o scandinavo o francese, in Italia le elezioni non le vincerebbe MAI.

  • Todoroky

    Per ora tu non GOVERNI, GOVERNA Renzi. Tu e io paghiamo caro questo come i precedenti GOVERNI liberali come gli chiami che abbiamo avuto.

  • RossoVeneziano

    Certo che IO non governo, forse ti sfugge che la nostra è una democrazia rappresentativa. Governano coloro a cui conferiamo col voto una delega. Volete un sistema diverso? Fate la rivoluzione. Se non la volete fare, accettate le regole del gioco e giocate. Formate un partito se quelli che ci sono non vi rappresentano e misuratevi con il consenso popolare. Chi vince governa da solo per cinque anni, gli altri stanno all’opposizione. Scaduti i cinque anni si rigioca. E così via. È semplicissimo.