closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Europa

Aborto, il Consiglio d’Europa bacchetta di nuovo l’Italia

Diritti. Disparità di accesso regionale e troppi obiettori di coscienza. E il governo non monitora. Mirella Parachini: «Ma il problema vero è la lentezza nell’adeguarsi al farmaco abortivo»

Una protesta delle donne contro l’obiezione di coscienza

Una protesta delle donne contro l’obiezione di coscienza

Disparità di accesso all’interruzione volontaria di gravidanza a livello locale e regionale; personale medico specializzato insufficiente un po’ ovunque; ginecologi obiettori in aumento; medici non obiettori discriminati nel lavoro. Se non se ne fosse ancora accorto il ministero della Sanità, ci ha pensato il Consiglio d’Europa a ricordare all’Italia che non ha ancora risolto le violazioni rilevate nel 2013 e nel 2015. Malgrado gli ultimi dati disponibili sull’aborto volontario nel nostro Paese risalgano al 2018, con una relazione governativa presentata in Parlamento solo nel gennaio 2020 - contrariamente a quanto prevede la stessa legge 194/78 che impone al ministero della...

Per continuare a leggere,
crea un account gratuito

Registrati

Hai già un account? Accedi