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Europa

A Malta l’aborto è un reato, ma si è aperta una breccia

8 marzo. La rete «Voice for Choice», nata sull’isola un anno fa, combatte la legislazione più retrograda d’Europa. Le pene sono molto severe: le donne rischiano tre anni di prigione, quattro i dottori che le aiutano

Manifestazione delle donne di « Voice for Choice» a La Valletta

Manifestazione delle donne di « Voice for Choice» a La Valletta

Malta è uno dei paesi più religiosi d’Europa, in questo fazzoletto di terra sono presenti ben 359 chiese. Stando agli ultimi dati del Malta Sunday Mass Attendance Census 2017, pubblicato un anno fa, i cattolici sarebbero oltre l’84,4% della popolazione (circa 361.372 persone). Sull’isola il processo di secolarizzazione della società è lento e complicato, e per i maltesi l’accesso ai diritti civili è ristretto. Negli ultimi anni, svariate organizzazioni locali hanno dato vita a campagne di informazione per abbattere dogmi religiosi, stigmi sociali e leggi odiose. Quella sull’aborto, la più retrograda d’Europa, è tra gli obiettivi degli attivisti.

L’8 MARZO dello scorso anno è partita la campagna Voice for Choice a cui hanno aderito diverse associazioni e Ong. «Malta è l’unico stato in Europa in cui c’è un divieto totale sull’aborto, perfino in casi di stupro e incesto o quando la vita della donna è a rischio e questo rende la legislazione ancora più pericolosa di quella polacca» dichiara Christopher Barbara, medico di Doctors For Choice, Ong maltese che ha aderito alla campagna.

Le pene sono molto severe: le donne che vogliono abortire rischiano tre anni di prigione; quattro per i dottori che le aiutano in questa scelta oltre alla possibile revoca della licenza medica. Tra gli obiettivi principali di Doctors for Choice, spiega Barbara, c’è la decriminalizzazione dell’aborto nell’Isola e la garanzia di un accesso libero ai contraccettivi anche attraverso l’educazione sessuale all’interno delle università e delle scuole.

Lo scorso novembre i medici di Doctors for Choice hanno tenuto un dibattito pubblico nell’Università di Malta, un evento impensabile fino a qualche anno fa, ma che ha visto una partecipazione attiva da parte degli studenti. «Sono proprio i giovani, con un più alto livello di istruzione, i più favorevoli all’aborto» afferma Carla Camilleri di Aditus, ong attiva nel campo dei diritti delle donne che aderisce all’iniziativa di Voice For Choice. Non è semplice però aprire un varco nell’opinione pubblica perché «la società maltese rimane ancorata a rigidi insegnamenti della fede cattolica che si oppone alle procedure abortive senza eccezioni» continua l’avvocatessa.

LA MANCATA VOLONTÀ politica rende più complicato per individui e gruppi fare pressione per ottenere una riforma della legge. «Una discussione sulle modifiche alla legislazione sull’aborto – afferma Camilleri – è stata fermamente respinta dai governi che si sono succeduti con la scusa che qualsiasi decriminalizzazione o legalizzazione dell’aborto non sarebbe sostenuta dalla maggioranza degli elettori».

Sia il dottor Barbara che l’avvocata Camilleri sono convinti che il primo passo da compiere sia quello di eliminare il tabù intorno al tema. «Solo pochi anni fa – afferma Barbara – il tema non è era nemmeno discusso, anche se sappiamo che centinaia di donne a Malta continuano ad abortire ogni anno». Quest’ultimo dato è confermato anche dall’avvocatessa di Aditus: «Molte ragazze sono costrette a viaggiare all’estero a proprie spese oppure ordinano e consumano pillole abortive illegali senza controllo medico», spiega.

È proprio tra i medici che esiste una forte resistenza, racconta Barbara: «Quando abbiamo formato la nostra associazione, molti medici erano riluttanti ad aprirsi sui loro punti di vista per paura di essere discriminati sul posto di lavoro». Ma il dottore è fiducioso sul cammino intrapreso visti i segnali incoraggianti, «stiamo avendo più discussioni in tutto il Paese, in particolare con le giovani generazioni e gli studenti». Forse le cose cambieranno nei prossimi anni visto che «per la prima volta nella storia Malta ha un’affermata fetta della società favorevole alla libera scelta che si batte per i diritti riproduttivi delle donne e questo è apprezzato da molte persone». Non sempre, però, le cose vanno per il verso giusto, «alcuni antiabortisti ricorrono alle minacce per cercare di metterci a tacere». È capitato a uno dei membri di Doctors for Choice e non è un caso isolato.

Anche Carla Camilleri ci conferma che le donne a guida della coalizione per la depenalizzazione dell’aborto, sono state prese di mira da discorsi di odio violento e da minacce. Ciò che conta però è che «molte donne, soprattutto giovani, vengono da noi per ringraziarci di ciò che stiamo facendo» conclude con orgoglio Barbara.


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