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Internazionale

A Cuba turisti in quarantena. E un’altra nave da crociera alla deriva nei Caraibi è in arrivo

La stretta del governo. Chiuse le scuole, viaggi quasi azzerati, via al porta a porta nazionale degli studenti di medicina. Il problema restano le code. Intanto la Costa Magica dirige sull’isola. A bordo 5 positivi al Covid-19, 80 in isolamento e 200 italiani.

Dal barbiere all'Avana, 25 marzo 2020

Dal barbiere all'Avana, 25 marzo 2020

Da martedì sono entrate in vigore le nuove misure decretate dal governo per contenere la diffusione del virus Covid-19 a Cuba. Mentre si profila una nuova emergenza che potrebbe coinvolgere il governo dell’isola: la motonave da crociera Costa Magica navigava ieri mattina in acque cubane della provincia orientale di Holguin con a bordo 970 persone tra passeggeri (200 italiani) e personale.

La motonave Costa Magica

SECONDO FONTI MARTINICANEMartinique 1 – 5 passeggeri sarebbero malati di coronavirus e 80 in isolamento per sospetto contagio. A bordo vi sono tre medici ma un solo ventilatore e i prodotti per disinfettare sono esauriti. La motonave non ha avuto permesso di attraccare in Martinica, né alle Barbados e a Granada. Si ipotizza che stia trattando una soluzione come quella riservata la settimana scorsa alla motonave inglese Braemer, sbarcata nel porto di Mariel vicino all’Avana, i cui passeggeri sono stati rimpatriati dalle autorità inglesi. Sempre secondo fonti della Martinica vi potrebbe essere un accordo di sbarco solo per i 200 italiani. Ma fino ieri non vi era alcun comunicato ufficiale cubano, impegnato a contenere la diffusione del coronavirus nell’isola e anche in missioni mediche in vari paesi, tra i quali l’Italia.

FINO A IERI VI ERANO NELL’ISOLA 57 persone infettate (due in stato grave) e 1479 ospedalizzate in attesa di accertamenti (tra i quali 174 stranieri) ma non si segnalano casi di trasmissione interna del virus secondo il quaotidiano Juventud rebelde.

Le misure di contenimemto dell’epidemia a Cuba per si basano essenzialmente nel chiudere la principale fonte di contagio – turisti e cubani che ritornano da paesi colpiti dalla pandemia -, nel cercare di limitare ogni forma di contatto diretto tra la popolazione e nella mobilitazione di tutto l’apparato sanitario. Compresi gli studenti di medicina impegnati – assieme ad altri organismi di base – in un porta a porta nazionale per verificare lo stato di salute e dare indicazioni: fino a ieri erano state effettuate più di 3 milioni di visite domiciliari (un quarto della popolazione dell’isola, l’1% presenta problemi respiratori).

NEGLI AEROPORTI sono permessi solo voli in arrivo di cubani e residenti che ritornano in patria – sono inviati con speciali trasporti in centri dove resteranno sotto isolamento e osservazione per due settimane – e di partenze per i turisti che decidono di tornare a casa. Quelli che restano nell’isola sono obbligati a rispettare una quarantena negli hotel o nelle case in affitto – quest’ultimi in attesa di essere ricollocati in alberghi scelti all’uopo e che praticano gli stessi prezzi delle stanze in affitto.

LE SCUOLE DI OGNI GRADO sono chiuse eccetto gli asili infantili dove i genitori che vogliono – o necessitano – possono portare i figli con la garanzia delle misure sanitarie richieste dalla situazione. Chiusi anche centri sportivi, ginnasi e night, mentre ristoranti e bar possono restare aperti se garantiscono le condizioni di separazione tra i clienti. Fermi i trasporti pubblici e privati tra le varie province dell’isola.

Il problema principale sono le code che si allungano specialmente nei mercati e di fronte ai negozi di alimentari, alle banche e agli uffici della telecom cubana, Etecsa. File non sempre ordinate e con rispetto della distanza di un metro. Coloro che hanno mascherine sono in minoranza, gli altri si coprono naso e bocca alla meglio o semplicemte ignorano ogni precauzione.

NELL’ISOLA SONO STATI ISTITUITI 760 punti di vendita di cibo da asporto prodotto da aziende statali e 123 punti di vendita e distribuzione di cloro. Alcuni alberghi della capitale costretti alla chiusura temporanea a causa della mancanza di clienti recuperano le scorte di alimenti e le pongono in vendita con anche la possibilità di trasporto a casa. Ma per ora l’offerta base di 30 dollari – poco meno dello stipendio base- risulta troppo costosa per la gran parte della popolazione.