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Cultura

77 Contro il presente. Un po’ di possibile, sennò soffochiamo

Speciale Il Manifesto. Il movimento del 1977, 40 anni dopo. Passare a «contropelo» il ’77 significa tornare al presente. Per liberarlo dal futuro che è stato e riaprire lo scarto con il possibile. Con gli stessi attrezzi di allora, quelli rubati dagli arsenali dei padroni: la vita e la sua riproduzione come terreno del conflitto, il reddito contro il lavoro, la cooperazione fuori dall’impresa, gli affetti sottratti al valore, il desiderio ben sopra la sua misura, la democrazia radicale e l’auto-governo contro i populismi. Nell'epoca neoliberale si afferma una libertà che coincide con il suo opposto: l'auto-sfruttamento. Dal movimento che ha annunciato il futuro gli antidoti alla «post-democrazia» e l’alternativa al lavoro compulsivo e iper-precario

Il passato si fa nel presente. Sarebbe dovuta andare diversamente la rivoluzione che il ’77 ha annunciato. È il tempo verbale dell’epoca neoliberale: il condizionale passato, tempo del rimpianto, chiude il possibile che non è stato, ma resta comunque possibile, e rende ciò che siamo il risultato delle scelte sbagliate. È la logica del default e dell’impresa di sé, del fallimento della volontà e della colpa del debito, che misura successi e insuccessi sul capitale di vita investito, al momento giusto. Il ’77 apriva con un gesto d’azzardo: qui e ora sta il riscatto dei desideri, questa è la forma...

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