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1968, la nuova frontiera del jazz

Miti/Una lunga serie di titoli iconici usciti 50 anni fa cambiò le coordinate della musica afroamericana. Il primo a riscrivere le regole fu Miles Davis, che quell’anno pubblicò tre album in cui flirtava con l’elettricità del rock e Stockhausen. E mentre Bill Evans registra un live epocale a Montreux, Thelonious Monk realizza l’album perfetto, «Underground»

Miles Davis e Wayne Shorter nel 1968

Miles Davis e Wayne Shorter nel 1968

Cosa succede nel jazz nordamericano nel 1968, cinquant’anni fa come da canonico anniversario? Molto. E parecchio di quanto va succedendo è sottotraccia, da decrittare con attento dosaggio di indagine. Perché il ’68 documentato dai dischi di jazz ci testimonia innanzitutto una grande, oceanica assenza: s’è spenta la voce del sassofono di John Coltrane, che ha conquistato fino agli ultimi mesi a suonare con un furor eroico e straziato assieme, come ci indicano due pubblicazioni postume sui suoi ultimi concerti. Aveva chiuso il cerchio della musica, Coltrane, e se si ascolta il concerto alla Temple University in diversi punti (ed è...

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