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Lo scienziato borderline

Universi Paralleli

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Ci sono piccole storie decisive nella formazione musicale di ognuno di noi, di ogni appassionato di musica.

Cosa ci fa diventare amanti del rock progressivo, piuttosto che di heavy metal, o financo di musica d’autore, passando per coloro che non si discostano dalla musica da discoteca, per arrivare agli estimatori degli ugolatori della Micronesia? Conosco persone di buona cultura musicale appassionate di generi diversissimi, e tutti rispettabili. Che cosa fa scattare la molla, qual è la sliding door che fa sì che uno, per tutta o una parte della vita, si trovi proiettato in un pessimo universo musicale tapezzato da musica esecrabile, oppure in un universo parallelo fatto di emozioni musicali buone e congrue?

Inizio con questa riflessione, parlando dell’ultimo lavoro degli Arti e Mestieri (Universi Paralleli, 2015 Cramps / Sony Music), perché occorre che dica loro grazie. Era il 1979 ed ero (e tuttora sono) lievemente ondivago in fatto a gusti musicali. In quel periodo lo ero specialmente: c’era tutta questa discomusic che martellava e persino uno dei miei idoli, Paul McCartney, faceva uscire Goodnight Tonight, mentre di lì a poco addirittura Freddie Mercury avrebbe fatto il verso agli Chic con Another one bites the dust. Disorientamento. Orrore.

Nel 1979 avevo 18 anni ed ero impegnato a sopravvivere, alla stregua di qualunque indiano sioux o chiunque avesse la ventura di essere ragazzo nei tardi anni 70. In particolare, e chiamo a testimoni i vecchi compagni (di classe), proprio in quell’anno mi dedicavo alla lotta di classe, ovvero occupavo la classe (la quarta D) e la scuola (Liceo Scientifico Galfer di Torino). Si finì persino sui giornali, per esserci ribellati al nostro destino di underdogs.

Proprio in quei mesi usci Quinto Stato, il terzo album di Arti e Mestieri. Come spesso capitò, per meri motivi anagrafici, scoprii in ritardo quel gruppo e anche rivalutai il progressive rock, franando poi per alcuni anni sul rock di Canterbury. Tutti stavano lì a dire che Quinto Stato non era all’altezza dei due mirabolanti lavori precedenti del gruppo (Tilt e Giro di valzer per domani), dei quali il sottoscritto ignorava addirittura l’esistenza: semplicemente perché pubblicati nel 1974/75, che rispetto al 1979 per me rappresentava il trapassato remoto: facevo ancora la seconda media inferiore, per far capire, nel 1974.

E quindi iniziai con il Quinto Stato (emarginato). Ed il testo di quel pezzo, che parlava di emarginazione e di underdogs, sembrava scritto per noi, da uno di noi, parlando proprio di noi. La nostra condizione non è certo migliorata, fra miti e frustrazioni, paranoie ed illusioni. Esatto. Aveva però il vantaggio, quel testo, di essere supportato, cosa non così comune, da una musica ascoltabile. Bella: non la solita noia mortale. Faceva apparire semplici e comprensibili, cose a volte complesse, raffinate ed elaborate: gran pregio. Utile, per me diciottenne, poi.

Arti e Mestieri - Quinto Stato

Il viaggio a ritroso attraverso i lavori precedenti degli arti&mestieri, e di altri gruppi italiani come i Perigeo, fino ad approdare – vista la dimestichezza con la scena inglese – ai modelli originari come King Crimson e Caravan, è storia da raccontare in altra occasione. Ma l’evento iniziatore che mi aprì quell’universo parallelo fu proprio un disco degli Arti e Mestieri. Della formazione di allora, oggi, resta Furio Chirico alla batteria. Anzi, LA batteria degli arti e mestieri. E proprio nel pezzo Quinto Stato (emarginato) c’era ancora Gigi Venegoni alla chitarra elettrica. Ed è qui che li ringrazio entrambi – ora per allora.

Ed allora stiamo attenti. a quanto sta succedendo ora. Uno dei piu’ importanti gruppi italiani di prog jazz-rock è stato impegnato un paio di annetti (2013/14) per la realizzazione di un nuovo concept album. Universi Paralleli, appunto. Sono solo passati 40 anni dalla nascita della band, cosa volete che sia.

Universi Paralleli è stato pubblicato prima in Giappone dalla storica major King Records, e presentato con un tour, laggiù. Gli Arti e Mestieri non sono nuovi a queste deviazioni in Estremo Oriente, già nel 2005 e 2011 si erano esibiti in Giappone con grande successo. In Italia, nel settembre 2015  il lavoro è uscito per Sony Music come il primo disco Sony sotto l’etichetta storica Cramps Records. Ed anche quest’ultimo nome dovrebbe accendere una lampadina piacevole, per chi sa e conosce la musica rock italiana. Forse nomi come Area, Eugenio Finardi, Alberto Camerini, Venegoni & Co, Skiantos, Roberto Ciotti, Il concerto per Demetrio del 1979, vogliono ancora dire qualcosa, per alcuni. Bene: era tutto Cramps. E Universi Paralleli è il primo album pubblicato dalla Cramps dopo 35 anni di silenzio.

La formazione attuale prevede Furio Chirico, batteria e percussioni; Gigi Venegoni, chitarra acustica e elettrica; Iano Nicolò, voce; Piero Mortara fisarmonica, tastiere, pianoforte; Lautaro Acosta violino; Roberto Puggioni basso; Marco Roagna chitarra acustica e elettrica. Quest’ultimo, segnalo, anche nostro idolo locale della scena rock della piccola patria Torino con gli MP3 (Marcos Power Trio), di cui abbiamo già scritto le avventure britanniche. 

Il nuovo disco non è – come si potrebbe con facilità dire per elogiarlo – il Tilt del ventunesimo secolo. Non si tratta infatti di un ritorno, o di un revival, ma di un discorso musicale – anche – nuovo. Certamente si osserva – e con piacere – la continuità con i lavori precedenti, e che gli a&m sono sempre loro. Ma i nuovi membri del gruppo, nonché la straordinaria giovinezza e verve musicale degli storici, aggiungono pepe ed invenzione. Freschezza musicale, arriviamo a dire. La noia di un certo jazz-rock è sempre stata lontana dai lavori degli a&m, e qui la loro musica si conferma anzi piena di grande brio e – grande dote in questo campo – variabilità. Trovate la track list in fondo all’articolo: io – ma è questione di gusti – mi sono messo a loop ed ho ascoltato per un bel po’ il nono brano, Pandora. Voi ascoltatelo, Universi Paralleli, mentre attendiamo il live di presentazione del disco in Italia, e sappiatemi dire.

Ma non si può non concludere con un piccolo Blast from our Past. In due brani di questo album del 2015, al sassofono soprano e flauto, c’è un certo Mel Collins. Il quale sarebbe il fiatista dei King Krimson, in album come Lizard, Islands, e Earthbound. Va bene. Se qualcuno è arrivato fin qui senza saper nulla di progressive rock, forse potrà interessarlo sapere che è di Mel Collins il sassofono in Miss You dei Rolling Stones. Tanto per non negarci proprio nulla.


Giovedi 12 Novembre ore 21.00, alle Fonderie Teatrali Limone a Moncalieri  (Torino), arti&mestieri in concerto presentano “Universi Paralleli” alla XVIII edizione Moncalieri Jazz Festival 2015
Universi Paralleli è: 1.Alter Ego, 2.Dune, 3.Pacha Mama, 4.L’Ultimo Imperatore, 5.Finisterre, 6.Johann, 7.Restare Immobile, 8.Borea, 9.Pandora, 10.Linea D’Ombra, 11.Comunicazione Primordiale, 12.La Luce In Fondo Al Tunnel, 13. Nato (Exclusive Italian Bonus Track), 13. La Porta Del Cielo (Exclusive Japanese Bonus Track)
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