closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Ceci n'est pas un blog

Riflessioni di un webete

Nei giorni scorsi i nostri media hanno puntato il dito contro il web violento, il cyberbullismo o semplicemente contro internet. Pagine ed editoriali raccontavano come la violenza in rete, i ricatti web, le gogne mediatiche siano dietro ad alcuni casi di cronaca, come il recente suicidio di una donna nel napoletano. Eppure qualcosa non torna perché dietro questo atto d’accusa verso il web o lo strumento, si ha la sensazione che si nasconda l’autoassoluzione da parte proprio di quei media mainstream (e non) che in questi giorni ci ammoniscono e ci consigliano di stare attenti, oltre a richiedere una ennesima legge contro “il cyberbullismo” che difficilmente produrrà quacosa di concreto.

Ma procediamo per gradi.

Partiamo dal presupposto che quasi tutti hanno sovrapposto il web ai social network attraverso cui spesso si muovono queste “gogne” o campagne mediatiche o chiamatele come volete. Un errore abbastanza sciocco perché impedisce di ragionare seriamente su quello che è la rete anche se è innegabile che per molti, se non la maggioranza degli utenti, il web è la propria pagina social. Il passaggio che manca è che i social si nutrono molto dei media mainstream, visto la pubblicazione di articoli, fotografie, video, tanto quanto gli stessi media si nutrono dei social andando a pescare gli stessi contenuti creando così un circuito di interdipendenza.

Ma i media che accusano il web sono davvero innocenti? Che si parli di cultura digitale, di insegnare ad usare internet è tutto giustissimo. Che lo facciano chi alimenta la stessa cultura che oggi stesso viene condannata è intollerabile. Prendiamo il Corriere della Sera ad esempio. A parte che vi risparmio di parlare delle decine di gallery di donne famose e non, possibilmente mezze nude, che settimanalmente popolano la homepage del sito: quante notizie rilanciano proprio quei video virali che spopolano in rete? Quanti video con situazioni “buffe” circolano? Vi siete mai chiesti se i protagonisti di questi “simpatici video” vogliono essere i protagonisti? Ma soprattutto perché Corriere e gli altri principali siti di informazione hanno ancora i commenti alle notizie (con tanto di faccina sullo stato d’animo) visto che sono soltanto il ricettacolo per commenti quasi sempre razzisti o sessisti o comunque 9 volte su 10 inutili? Perché saccheggiano i social di video che loro stessi aiutano a diventare virali?

Porto ad esempio un caso che recentemente mi ha lasciato senza parole: “la figlia di Obama che fa twerking a un concerto” notizia di un paio di mesi fa rilanciata dagli stessi media che oggi condannano il web. A parte che non sapevo cosa fosse il twerking, che senso ha pubblicare il video di una ragazzina di appena 18 anni che “balla in modo sensuale” anche se è la figlia di Obama? Oppure come riporta Il Fatto “La figlia del presidente uscente si è presentata al festival musicale di Chicago in una veste del tutto inedita: abbandonati gli abiti eleganti con i quali siamo abituati a vederla, Malia ha indossato top e shorts e si è lanciata nella danza resa celebre dalle pop star più famose.” Ma siamo impazziti o cosa? Ma voi vorreste vedere il vostro figlio o figlia 18enne in homepage sul Corsera o Fatto Quotidiano?

O vogliamo parlare delle decine di blog “cittadinisti” o di denuncia contro il degrado che usano un linguaggio da linciaggio morale sistematicamente e che spesso vengono rilanciati proprio dagli stessi media? Oppure diventano gli interlocutori per la politica cittadina? A Roma i candidati sindaci tra le prime uscite hanno proprio incontrato alcuni di questi bloggers come se rappresentassero davvero qualcuno o qualcosa.

Oggi stesso sulla pagina di RomaFaSchifo un’assemblea cittadina al Cinema L’Aquila al Pigneto veniva presentata come “Il Comune regala ad un gruppo di mafiosi e di fascisti uno spazio pubblico”. Quindi è possibile dare impunemente del fascista e del mafioso a qualcuno? O i video che vengono pubblicati da questi stessi blog sui disperati che cercano tra l’immondizia, ne vogliamo parlare? Sicuri che siano così innocui o indifferenti? Sicuri che non ci sia una correlazione tra le aggressioni ai lavoratori Atac e le campagne contro i lavoratori che fanno bloggers e media mainstream? Sicuri sicuri? Vi sentite tutti così apposto con la coscienza da poter dare addirittura lezione?

Il fatto è che accusare i social è facile: deresponsabilizza ma soprattutto relega l’accusa a degli individui singoli come se non ci fossero responsabilità anche collettive. Accusare lo strumento (che sia internet o il social) è sciocco perché uno strumento di per sé non è mai neutro: un martello serve per costruire ma può servire anche per uccidere. Internet non è buono o cattivo. Internet è quello che ognuno, in gruppo o da soli, decide di mettere in rete. Accusare il web è come dire che lo stadio uccide perché in Italia alcune persone hanno perso la vita nei pressi di uno stadio in seguito ad aggressioni armate e non. Ma non è lo stadio che ha ucciso: sono stati uomini in carne e ossa. Il caso tragico della donna che ha deciso di togliersi la vita vedeva dei protagonisti ben precisi che hanno scelto lucidamente uno strumento per offendere e violentare una donna. Punto. Non è stato il web nonostante il web sia un megafono spesso insopportabile. E non è vero che sul web puoi dire tutto e fare tutto di più tanto quanto non è vero che è l’anonimato a proteggere le persone. Ci raccontano casi di persone che hanno perso il lavoro per un commento facebook tanto quanto per commentare sul sito del Corsera o del Giornale non si può essere anonimi visto che serve una registrazione ma questo non impedisce di scrivere commenti il più becero possibili.

“La storia dei giovani dei centri sociali non è chiara. Sicuramente qualcuno li finanzia. Bisognerebbe scoprire chi li finanzia e forse bisognerebbe cercare in quelle fondazioni internazionali che sostengono i rom e i migranti in quanto attuano lo sradicamento dei valori nazionali e rendono le società permeabili al capitalismo finanziario.”

Questo commento non l’ho letto sul Mein Kampf lo trovate tranquillamente a questo link sul Giornale. Saluti da un webete.

  • http://rosalouise1.wordpress.com/ Cristina Correani

    Fatelo leggere a Mentana.
    La verità è che tutti quelli che hanno un pulpito cosiddetto autorevole dal quale esprimersi, per ruolo, qualifica professionale eccetera hanno preso atto da un bel po’ che anche il semplice blogger, utente social come l’autore di questo articolo con un po’ di impegno e voglia di rendersi utile è in grado di comprendere il linguaggio della politica, dei media ufficiali e tradurlo in concetti non solo comprensibili ma molto più vicini alla verità di quanto lo siano quelli dei filosofi che campano sulla battuta di Eco sui social pieni di imbecilli senza averla mai capita.