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Lo scienziato borderline

L’Amore Cattivo. Inevitabile

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È complicato, sfuggire sempre, specialmente se sei donna, e gli anni, loro, continuano a passare.

Ti avvicini ai quaranta e sei Nora. Già questo non ti favorisce. C’è, poi, da aggiungere una madre che ti ha sempre considerata come un cancro natole in pancia, che le ha rovinato la vita. Che la Mamma, così facendo l’abbia rovinata a te, la vita, è stato per lei un insignificante dettaglio. Ma non per te.
Per tutta la tua vita giovane ti sei difesa sempre, dall’insidia dell’Amore Cattivo. Amiche tranquille, maschietti fiordilatte, insipidi forse, ma inoffensivi. Sapevi di esser debole di nascita, forse, già masticata e predigerita dalla Mammina Cara; vittima predestinata che si nasconde al suo destino.
Frequenti librerie, più che altro, mica baretti sediziosi e discuteche ricolme di insidie: difficile, incontrare il Lupo Cattivo, in un libreria di Milano.
Ma ti avvicini ai quaranta, le amiche iniziano ad essere un po’ accoppiate, alcune cambiano i pannolini ai pupi, mentre tu ti chiedi per quanto ancora – dopo tutto – sarai compiutamente ragazza. O invece inizieranno a chiamarti signora, che ti inorridisce solo il pensiero della parola. Non ti senti ancora pronta per i doppi misti al Tennis Club, poi la canasta, e poi fine. Sei giovane. Beh, diciamo: ancora giovane.
E così un bel giorno – in libreria – incontri Alessandro. Alessandro che ha 40 anni come te. Alessandro che esce da una esperienza matrimoniale deludente. Alessandro che è carino e gentile. Alessandro che adora certi “tuoi” libri. Le affinità elettive, già.
E così, Nora, vi innamorate fra voi, con Alessandro. Ed è all’inizio tutto bello, passionale, appassionante, e forse ti senti salva. Non più da sola a cercare di sfuggire al destino di vittima. Non lo sarai, magari.
Già.
Ma, Nora, il tuo destino è Alessandro. È lui, l’Amore Cattivo. L’amore che diventa prima un po’ ambiguo, con qualche puntolino di fango nel grande prato verde. E poi perverso, che non sai cosa pensare, se decidere che ti piace ancora oppure chiedergli per favore per favore amore smettila. E poi ossessivo e maledetto, che ti senti come il topolino nel labrinto del pacman, non puoi uscire, da dove, da dove. E poi violento, e poi, criminale.

Mentre leggevo il nuovo libro di Francesca Mazzucato, acuminato, scorrevole, coinvolgente, mi è sembrato di tornar bambino. Sorridevo ad ogni voltar di pagina, e sapevo dove mi trovavo. Rivivevo la dinamica dei miei incubi di bambino: quei sogni dove le situazioni sono apparentemente belle e normali, ma. Ma tu noti man mano alcuni particolari, certi segnali. Li noti e non vuoi dar loro conto, ma. Ma nel cuore del tuo cuore lo sai, che ci sei dentro, che prima o poi diventa tutto nero, e che la cattiveria pura si scatena.
Non è facile. Anzi. È difficile raccontare l’incubo della femminilità violata, dell’Amore Cattivo che è un carattere maschile, prevaricatore, violento, annientante. E farlo con delicatezza, al femminile, senza cadere né in compiacimenti né in vittimismi.

Francesca Mazzucato ci è riuscita, ha compiuto un piccolo, ulteriore passettino nel delirio; quello che porta verso il genio. L’amore cattivo (Giraldi Editore, 2015).

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