closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Editoriale

Ordinaria violenza

Polizia. Si tratta solo di fare male e di fare paura. Una strategia della deterrenza che, nel corso degli ultimi anni, si è lasciata dietro un buon numero di vittime

Il «cretino», quello che scambia il corpo di una giovane ragazza per uno zainetto impunemente calpestabile, il poliziotto in borghese esibito ripetutamente da giornali e televisioni come simbolo mediatico di ogni violenza poliziesca «fuori dalle regole», l’uomo messo all’indice dalla recita dello stato di diritto che «non guarda in faccia nessuno» non dovrebbe sentirsi troppo solo. Passano pochi giorni dalle cariche di piazza Barberini ed ecco che i suoi colleghi, nel corso dello sgombero violento di una palazzina nel quartiere romano della Montagnola, questa volta in divisa, si accaniscono a colpi di manganello su chi giace inerme in terra. Con tutta evidenza non può essere scambiato per uno zaino o un sacco della spazzatura. Sono corpi ben riconoscibili e del tutto incapaci di difendersi quelli che vengono ripetutamente, deliberatamente, colpiti a sangue da un folto gruppo di poliziotti.

È uno sgombero di occupanti, di senza casa, di sfrattati, non ci sono Palazzi del potere da difendere, zone rosse o piazze da tenere sotto controllo. Si tratta solo di fare male e di fare paura. Di una strategia della deterrenza difficilmente riconducibile al puro e semplice piacere poliziesco di menar le mani. Il video che ritrae il pestaggio è, se possibile, ancora più crudo di quelli girati durante le cariche di sabato scorso. Non offre «immagini-simbolo» tenere o commoventi su cui fare cattiva poesia. Solo la testimonianza di quell’ordinaria violenza che quotidianamente si esercita nelle caserme, nelle carceri, per le strade e che, nel corso degli ultimi anni, si è lasciata dietro un buon numero di vittime.

La gratuita brutalità messa in campo alla Montagnola non può che significare due cose. O che ciò che dicono i vertici della polizia e il Ministero degli interni conta meno di niente, che gli agenti se ne infischiano altamente. O che, «contrordine ragazzi! Nessuno vi vieta di pestare a piacimento, anzi». A dire il vero c’è anche una terza possibilità: che tutta questa indignazione per i diritti (e i corpi) calpestati dei cittadini non sia altro che una miserabile messa in scena. E forse è proprio quest’ultima eventualità la più probabile. Gli «eccessi» di polizia in Francia li chiamano «sbavature», qui da noi ci si consola con la trita storiella delle «mele marce». Ma tutti sanno che il problema sta nel frutteto e, ancor più, nel suo coltivatore.

  • macri_58

    Perchè non li mandano dalla casta?????!

  • http://briganteggiando.it/ Francesco Placco

    Notare un’altra cosa: come è stato ben detto nell’articolo, questo evento, sebbene sia venuto fuori, non ha “immagini simbolo” da offrirci. La cosa è talmente vera, che la notizia non è stata ampiamente diffusa dai media, o per lo meno non è stata diffusa con la stessa enfasi degli scontri in piazza.
    Perché? Forse certe cose non interessano. Sarebbe grave. Ma è ancor più grave questa sorta di insabbiamento. Diventa così una tutela della manganellata, dell’abuso fisico, alla faccia di tutto e di tutti, diritti e doveri.
    E’ ovvio che gli scontri in piazza facciano notizia. Li c’è la scusa, si può dire “Abbiamo caricato per i lanci di oggetti/molotov/bombe carta/sanpietrini”. Li c’è la figura da identificare come “cattivo”, che mette a ferro e fuoco tutto pur di fare danni. Si rivaluta così l’intervento della polizia, diventa giustificabile per certi versi.

    In questi casi (in moltissimi casi) invece, non c’è nessuna giustificazione. Ci sono solo cariche, punto. A danno di gente che commette, come in questo caso, dei “reati” discutibili (indipendentemenre dall’ideale politico, come negli scontri in piazza).
    E’ decisamente un’ordinaria violenza, volutamente taciuta e nascosta, a meno che non ci sia motivo di valorizzarla.

  • Michele Anunziata

    Immagine simbolo che non c’è o che non ci deve?

    Dipende se ad impaginare è il solito “cretino” di grafo-giornalaista che non è refuso, anzi. Ma chi ha cultura fotografica poi non ha altro d’aggiungere: compagni contr’ordine**.

    Casomai è la rabbia brutale, questa la cifra, oramai di ogni cosa che non è nell’Ordine (Mondiale) delle cose stabilite (e da chi?) e dimostra il collasso a giorni venturi. Mi spiego questa virulenza a menare mani è sì a prima botta di “potenza” ma se la si vede in complessivo è l’esatto contrario: p-a-u-r-a d-e-l-l-a p-i-a-z-z-a o dell’assaolto ai forni di manzoniana memoria, a dirne una. Paura del Potere, non a caso quando al Senato il Grasso presidente espelle pure il Capogruppo dei Cinquestelle (espulsi tutti a quanto e sine die?) che dire? Quando ci si attacca a codici e codicilli (o si scrivono nottetempo) è la fine, loro lo sanno e pure l’Eurogendefor che è lì apposta e non risponderà di niente e di nessuno altro che Questore etc etc etc.

    L’esca è accesa: problema-reazione-soluzione eh. Guerra e regolare una volta e per tutte la “questione” di chi continuerà a prosperare e chi invece…Arbait mach frei, proprio così! Il riverniciato Fascismo tecnocratico del III Millennio.

    **Tutti i giorni alle 4,30 del pomeriggio, al quarto piano di un grattacielo sulla 43esima strada di Manhattan, si incontrano una ventina dei migliori giornalisti al mondo. Quelli che decidono l’agenda delle notizie che domineranno il dibattito culturale e politico a livello globale nei giorni seguenti.

    Fonte

    http://www.fotoinfo.net/libri/index.php

  • Luigi

    Caro Francesco. e’ la stessa “ordinaria violenza” che stiamo subendo qui in Venezuela.. con la particolarita’ che in Italia difendono queste aggressioni.. saludos