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Editoriale

Il governo conta, ma dobbiamo ricominciare dall’opposizione

Dopo il referendum. Se non vogliamo che domenica sia stata una vittoria di Pirro, il vero impegno per la sinistra comincia adesso. Il governo è importante, ma superato lo slogan «se andremo al governo faremo...». Dobbiamo fare subito, laddove siamo

Una manifestazione per il no al referendum costituzionale

Evviva. Le vittorie, da un bel pezzo così rare, fanno bene alla salute. E poi questa sulla Costituzione non è stata una vittoria qualsiasi, come sappiamo, nonostante le contraddittorie motivazioni che hanno contribuito a far vincere il No.

La cosa più bella a me è comunque sembrata la lunghissima campagna referendaria.

Contrariamente a quanto è stato detto – «uno spettacolo indecente», «una rissa», ecc. – quel che è accaduto contro ogni attesa è stato un rinnovato tuffo nella politica di milioni di persone che non discutevano più assieme da decenni. Come se si fosse riscoperta, assieme alla Costituzione, anche la bellezza della partecipazione.

In questo senso mi pare si possa ben dire che contro il tentativo di ridurre la politica alla delega ad un esecutivo che al massimo risponde solo ogni cinque anni di quello che fa si sia riaffermata l’importanza dell’art.3, quello in cui si riconosce il diritto collettivo a contribuire alle scelte del paese. Pur non formalmente toccato dalla riforma Boschi, è evidente che la cancellazione della sua sostanza era sottesa a tutte le modifiche proposte. Evviva di nuovo.

Per noi sinistra il vero impegno comincia adesso.

Non vorrei tuttavia turbare i nostri sogni nel sonno del dovuto riposo dopo questa cavalcata estenuante e però credo dobbiamo essere consapevoli che per noi sinistra il vero impegno comincia adesso.

Quella che abbiamo combattuto non è stata infatti solo una battaglia per difendere la nostra bella democrazia da una deplorevole invenzione di Matteo Renzi: abbiamo dovuto impedire che venisse suggellata un’ulteriore tappa di quel processo di svuotamento della sovranità popolare, che procede, non solo in Italia, ormai da decenni. E che il nostro No non basterà di per sè, purtroppo, ad arrestare.

Viene da lontano, si potrebbe dire dal 1973, quando all’inizio reale della lunga crisi che ancor oggi viviamo, Stati Uniti, Giappone e Europa,su sollecitazione di Kissinger e Rockfeller, riuniti a Tokio, decretarono in un famoso manifesto che con gli anni ribelli si era sviluppata troppa democrazia e che il sistema non poteva permettersela. Le cose del mondo erano diventate troppo complicate per lasciarle ai parlamenti, ossia alla politica, dunque ai cittadini.

E’ da allora che si cominciò parlare di governance (che è quella dei Consigli d’amministrazione prevista per banche e per ditte) e ad affidare via via sempre di più le decisioni che contano a poteri estranei a quelli dei nostro ordinamenti democratici, cui sono state lasciate solo minori competenze di applicazione.

Abbiamo protestato contro molte privatizzazioni, poco contro quella principale: quella del potere legislativo.

Qualche settimana fa Bayer ha comprato Monsanto: un accordo commerciale, di diritto privato. Che avrà però assai maggiori conseguenze sulle nostre vite di quante non ne avranno molte decisioni dei parlamenti.

Ci siamo illusi che la globalizzazione producesse solo una catastrofica politica economica – il liberismo, l’austerity – e invece ha stravolto il nostro stesso ordinamento democratico. Mettendo in campo per via estralegale quello che dal Banking Blog è stato definito l’acefalo aereo senza pilota del capitale finanziario, impermeabile alla politica.

Per svuotare il potere dei parlamenti, un po’ ovunque, ma in Italia con maggiore vigore, sono stati delegittimati, anzi smontati, quegli strumenti senza i quali quei parlamenti non avrebbero comunque più potuto rispondere ai cittadini: i partiti politici, addirittura ridicolizzati e resi “leggeri”, cioè inconsistenti e incapaci di costituire l’indispensabile canale di comunicazione fra cittadini e istituzioni.

Si sono via via annullate le principali forme di partecipazione, o, quando non è stato possibile, sono stati recisi i legami che queste tradizionalmente avevano con una rappresentanza parlamentare.

Se adesso vogliamo che la vittoria del No non sia di Pirro dobbiamo ricominciare a costruire la sostanza della democrazia, e cioè la partecipazione

Se adesso vogliamo che la vittoria del No non sia di Pirro dobbiamo ricominciare a costruire la sostanza della democrazia, e cioè la partecipazione, i soggetti sociali – ma anche politici – in grado di non renderla pura protesta o mera invocazione a ciò che potrebbe fare solo un governo.

Dobbiamo cioè uscire dall’ossessione governista che sembra aver preso tutta la sinistra, e cominciare a ricostruire l’alternativa dall’opposizione.

La democrazia è conflitto (accompagnato da un progetto), perchè solo questo impedisce la pietrificazione delle caste e dei poteri costituiti. Se non trova spazi e canali, diventa solo protesta confusa, manipolabile da chiunque.

Tocca a noi aprire quei canali, costruire le casematte necessarie a creare rapporti di forza più favorevoli; e poi, sì, cercare le mediazioni (che non sono di per sé inciuci) per raggiungere i compromessi possibili (rifiutando quelli cattivi e lavorando per quelli positivi).

Del resto, non è stato forse proprio per via delle lotte e dell’esistenza di robusti canali e presenze parlamentari che fino agli anni ’70 siamo riusciti ad ottenere quasi tutto quanto di buono oggi cerchiano di difendere coi denti, dall’opposizione e non perchè avevamo un ministricolo in qualche governo?

Dobbiamo fare subito, laddove siamo.

Non voglio dire che un governo non sia importante, vorrei solo superassimo l’ossessione che si incarna negli slogan elettorali: «Se andremo al governo, faremo…». Dobbiamo fare subito, laddove siamo.

Nella mia penultima iniziativa referendaria, a Gioiosa Jonica (in piazza come non si faceva da tempo) una splendida cantante locale è arrivata a concludere: con la canzone che ben conosciamo “Libertà è partecipazione”.

Propongo divenga l’inno della nostra area No. (E speriamo anche che quest’area preservi l’unità di questi mesi).

  • RossoVeneziano

    Evviva, evviva, festeggiano i fascisti rossi. Vi estinguerete alle politiche e sarà un piacere assistere all’estinzione.

  • Marcus Barão Camarão

    Perché non riuscite a capire che la sinistra in questo momento storico non ha futuro, dal momento che si è rivelata custode elitista e snob dell’intellettualismo e incapace di dialogare con chi non ha datate conoscenze manualistiche di politica? Ha usato questa sua esclusività, la vittoria della battaglia culturale e del politically correct chi per scopi di lucro personale, vendendosi alle destre, e i più deboli, incapaci di opporvisi, ad assistire. Uno schifo. Cioè in un gruppo che si autodefinisce di sinistra con lo stesso confine tradizionale concettuale che questa definizione ha posto (non si abbassa a dialogare con il populismo di destra, non siabbassa a scambiare, tutt’al più ad isnegnare ed educare, perché si sente superiore culturalmente e non instaura un dialogo alla pari pur essendo minoranza), in una parola, antidemocratica, in un gruppo tale si è capito che i più onesti sono anche i più fessi e meno coraggiosi, quindi di un gruppo così, destinato per sua natura ad essere internamente manipolato da lider mistificatori il popolo non si fiderà per almeno 400 anni. Gli unici di cui potrà fidarsi saranno quelli che singolarmente avranno voglia di uscire da una compagine che si autodefinisce di sinistra, con questa premessa, sporcarsi le mani e venire nel popolo. Questo sarebbe qualcosa di sinistra.

  • massimo gaspari

    Magnitude 3.8
    Region SOUTHERN ITALY
    Date time 2016-12-06 02:13:49.4 UTC
    Location 40.54 N ; 15.82 E
    Depth 11 km
    Macroseismic
    Intensity III Effects: Weakly Felt

  • MarcoBorsotti

    Compagna Castellini, ostinarsi a cercare una nuova forza di sinistra che dovrebbe coagulandosi raccogliere consensi mi pare una ossessione. Nel migliore dei casi ci si può aspettare un gruppo che ottenga tra il 2 ed il 4 % dei consensi. Nel frattempo, Renzi si appresta a regolare i conti interni al PD che dovrebbe uscire da questo scontro definitivamente partito del capo che quasi certamente sarà ancora Renzi. Chi pensa che il paese abbia bisogno di un governo progressista e partecipativo, oggi più che mai finisce per non vedere altra alternativa che votare il M5S che, con tutte le sue contraddizioni ideologiche, rimane pur sempre l’unica forza che sia radicata nel paese ed abbia proposte che vanno incontro ai bisogni. Ostinarsi a voler mettere in piedi una nuova alternativa fa soltanto perdere tempo ed energie. Invece, mi pare, sia tempo che le forze intellettuali di sinistra ingaggino i Cinque Stelle in discussioni politiche che assicurino che il loro programma di governo contenga valori e proposte che siano vera espressione della cultura di sinistra. Ci si dimentica troppo in fretta dell’esperienza Rodotà come candidato alla Presidenza delle Repubblica. Quella mi pare la via per andare avanti.

  • fabnews

    tu fai discorsi da grillino…. ma con le tue parole hai descritto il comportamento di Grillo, quello che davvero per scopi di lucro personale, si vende alle destre, e ruba voti a sinistra…
    La sinistra in italia non ha futuro perche’ e’ scomparsa una sinistra dichiaratamente atea…. La chiesa ha invaso completamente il panorama politico con i suoi ciellini boy-scout…

  • Pasquale Hulk

    Quando scrivi che il M5S sarebbe radicato nel paese intendi qualche paese virtuale?
    Chissà cosa avresti pensato di quel minuscolo partito di Gramsci e di quei quattro gatti sui monti durante la seconda guerra mondiale.
    Tornando al tema dell’articolo, il problema della cosiddetta sinistra resta il perseverare nel proprio errore di salire volontariamente su carri piombati.
    Il capogruppo alla camera di Sel-SI, Arturo Scotto, ha dichiarato ieri in TV che Matteo Renzi non va bene (ora) ma se il PD cambia (?) loro sono pronti a discutere per allearsi perché sono una forza di governo.

    Renzi ad Arcore? Mi pare che si sia costruita una polemica gigantografica nei confronti di Matteo Renzi. Nichi Vendola, Dicembre 2010
    Con Renzi sarebbe sempre più chiara la necessità di un orizzonte, di un campo più largo della sinistra, obiettivo per il quale mi batto. Nichi Vendola, Ottobre 2013
    Renzi non è la sinistra, noi stiamo all’opposizione. Nichi Vendola, Giungo 2014.

    Per troppi di Sel il problema era diventato Renzi e non tutto e tutti quelli che lo hanno creato e sostenuto.
    Per troppi di Sel il problema non sta nella natura PD a cui hanno dato una maggioranza incostituzionale per fare gli scempi che abbiamo subito.
    Per troppi di Sel non ci poteva e può essere una Sinistra distinta e distante dalla democrazia cristiana 2.0.
    Purtroppo, Sel detiene da quando nacque il dominio del campo della sinistra nei media perché funzionale all’isolamento dell’antagonismo e quindi la Sinistra extraparlamentare (extra per una legge incostituzionale) è stata costretta a relazionarsi con Sel in ogni campagna elettorale che Sel cerca di far fallire (vedi elezioni Regionali Siciliane, Europee…)
    Sel risulta un incrocio politico sterile tra ex-compagni ed non-compagni in cerca di terze vie, e non potendo concepire un governo della Sinistra allora preferisce pagare un passaggio nel grembo delle coalizioni maggioritarie, dal profilo dichiaratamente anticomunista. Tempo per cambiare ne abbiamo, ma manca la volontà.

  • Francesco Spanò

    “la sinistra si è venduta alla destre”. Quella non era e non è sinistra. Diciamo che quelli hanno tradito i valori di sinistra. La gente non si fiderà di chi ha tradito i valori di sinistra, beh… ovvio no? Se vogliamo che la gente si fidi mettiamoci la faccia e la coerenza. È semplice come concetto , limpidissimo.

  • Marco Marangone

    Non hai altro da fare che trollare in un luogo dove si esprimono idee che non condividi?
    Se ti fa stare meglio continua pure ma se hai avuto un’infanzia difficile (papà che ti picchiava con il volume de “Il Capitale” o similari), forse ci sono altre pratiche che puoi percorrere per alleviare le tue difficoltà.

  • rocco siffredi

    Stesse parole al vento da 50 anni. Mai che ci si chieda perché la Sinistra (o almeno quella che si immagina debba essere tale) si è andata vieppiù riducendo fino a quasi scomparire. Mai critica seria rivolta ai compagni dirigenti (sì, vabbene, la compagna Castellina ha una storia – oramai lontana – che comprovorebbe il contrario) che vada al di là delle astratte elaborazioni pseudo-politiche e pseudo-concettuali e prenda invece di petto i comportamenti personali e politico-amministrativi. Alla compagna in questione piace vivere di illusioni e, fortunatamente, in queste illusioni non crede quasi più nessuno.

  • Kobayashi

    Ancora il ratto di Casa Pound che fa finta di essere renziano ?
    Non se ne può più!
    Ma ti pagano per scrivere queste scemenze ? Temo di sì, anche se, secondo me, hai una vocazione congenita.

  • Kobayashi

    Stai parlando della sinistra o della caricatura della sinistra ?
    Questo discorso sembra uscito pari pari dal Manuale del perfetto grilletto scritto da Sua Santità Casaleggio.

  • Kobayashi

    Ingaggiare discussioni politiche con i Cinque Stelle ?
    Già avere una discussione con un pentastellato è complicato, figurarsi poi se si vuole parlare di politica.

    Borsotti sembra dimenticare che è il M5S che fissa una pregiudiziale verso tutte le altre forze politiche: insomma loro hanno ricevuto il crisma del profeta, noi siamo semplici infedeli, da convertire o da trattare come nemici. Non ci sono alternative.

    Io sto con Luciana Castellina (e non Castellini).

  • RossoVeneziano

    Smetterò perché non porta a nulla. Ma mi avete rubato anni di vita e di voti. Il mio disprezzo per ciò che rappresentate non si esaurirà mai.

  • RossoVeneziano

    La sinistra ormai siamo noi, i liberali. La vecchia sinistra socialista che rimpiangete (non parlo di quella addirittura comunista che è roba da museo) è destra sociale. In nome del popolo ha rinnegato qualunque vocazione progressista. Noi liberali invece sappiamo che non è seguendo il popolo che si persegue il cambiamento. Il popolo, proprio come ha invitato a fare il suo profeta, vota con la pancia. Sempre. Noi votiamo con la testa. Viva le élites. Viva l’establishment. Viva le avanguardie intellettuali. Altro che popolo. Il popolo è destra.

  • WalterD

    Forse bisognerebbe partire dall’onesta’. Questa campagna e’ stata una campagna politica contro Matteo Renzi. Punto e basta. Come in tante altre occasioni in cui si sono fatte campagne analoghe contro Berlusconi, il referendum e’ stata l’occasione per una dura campagna politica che potra’ anche avere le sue ragioni, ma ripartire da una menzogna ancora una volta, non produrra’ nulla di buono a sinistra come e’ ormai da decenni.

  • Frank88

    Fa ridere questo articolo, completamente distaccato dalla realtà, di una Sinistra incapace di avere prospettive di governo e per questo perdente in partenza e che si vanta delle proprie sconfitte.

  • Dilario

    La sinistra avrebbe dovuto partire anni fa, in questo lungo periodo non ha saputo rappresentare coloro che subivano un disagio economico montante, né opporsi alle diseguaglianze sociali ormai intollerabili, né appoggiare i giovani, se fortunati precari sottopagati a vita, ecc. non ha saputo guardare nemmeno oltre i confini parrocchiali, ed i comici le hanno preso il ruolo di difesa della gente che deve lavorare per mangiare. Ad esempio negli Stati Uniti dopo settant’anni nei quali nessuno osava pronunciare le parole “socialismo e comunismo” se non chiedendo scusa all’interlocutore, è sorto Bernie Sanders che si dichiara socialista e che stava addirittura vincendo sulla Hillary della dinastia dei Clinton proponendo soluzioni comuniste ai gravissimi problemi sociali che montano negli USA. Noam Chomsky del M.I T. e Richard Wolff della New York New University, emeriti cattedratici di fama mondiale parlano di comunismo nelle maggiori università degli USA e denunciando l’imperialismo guerrafondaio dai doppi/tripli standard a folle numerose, basterebbe guardare su YouTube per rendersi conto di quanto la sinistra italiana dorma in confronto ai movimenti socialisti mondiali. In Italia non si osa nemmeno intraprendere un’analisi della situazione rivoluzionaria in arrivo dall’automazione e dall’intelligenza artificiale che sta sparigliando tutto l’assetto socio economico con conseguenze veramente inedite per la classe media ed l sottoproletariato.
    Sveglia, serve una lotta per l’uomo, chiamatela lotta umano-centrica o come volete, ma usciamo dalla lunga paralisi seguita dal crollo del capitalismo di stato sovietico, che non aveva nulla a che fare con il comunismo. Sarebbe il momento di alzare lo sguardo sul mondo utilizzando/scambiando il lavoro di altri che lottano assai bene. Avvantaggiarsi delle nuove tecnologie di comunicazione per lavori in sinergia internazionali, non rinchiudere nel settario parrocchiale di nicchie autoreferenziali.

  • Marco Marangone

    Come vedi però, sia in GB che in USA (i due laboratori al momento più in salute) queste posizioni che aggregano molto consenso soprattutto tra i giovani, sui temi delle diseguaglianze sociali hanno come protagonisti due (abbondantemente) over60. E questo fa pensare.
    Syriza è praticamente in coma farmacologico imposto e Podemos è già in fase calante (l’esperimento di apertura a sinistra a IU è stato un insuccesso).
    Che ci piaccia a no la partecipazione non cresce attorno ad idee astratte ma a figure carismatiche e (per la sinistra) credibili di cui qui in Italia non si vede nulla all’orizzonte, purtroppo.