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Editoriale

Il bazooka di D’Alema

Massimo D'Alema

Ai vituperati giornalisti, Massimo D’Alema ne regala tali e tante sul Pd da far invidia a Beppe Grillo. Con la differenza che le bordate sparate dal primo rottamato dell’era Renzi non sono affidate al linguaggio urlato del Blog, ma recitate nel freddo e lucido linguaggio della battaglia politica e della lotta di partito.
Il giudizio di D’Alema sul gruppo dirigente del Nazareno è pesante e senza appello, sul filo delle carte bollate: le primarie sono fatte apposta «per falsificare e gonfiare» i voti. Renzi è «oggettivamente» come Berlusconi. Jobs act, Imu e riforma elettorale non hanno niente a che vedere «con un progetto riformatore». I dirigenti sono «oltre l’arroganza, siamo alla stupidità». Come quella di credere che andando con Alfano e Verdini si vince mentre si perdono tutti i voti del centrosinistra verso il quale Renzi «non ha mai nascosto il suo disprezzo».

Peccato che l’accusa a Renzi di non rispettare lo spirito dell’Ulivo, di non riconoscere a lui e a Prodi il ruolo di padri fondatori del Pd, venga da proprio dal pulpito da cui partì l’attacco al padre dell’Ulivo quando D’Alema, insieme a Bertinotti, disarcionò il governo, fu colpito da una sonora sconfitta del Pd alle elezioni regionali e poi si persuase alle sue stesse dimissioni da palazzo Chigi. Ma il j’accuse è lungo, non si salva niente e nessuno. A parte gli 80 euro, è tutto sbagliato, è tutto da rifare.
Nell’intervista al Corriere della Sera e successivamente a un seminario romano sulla politica estera, l’ex presidente del consiglio ha giocato a fare l’estremista. Non fino al punto di risparmiarsi la battuta sui «partitini di sinistra», ma senza dimenticare che se il Pd va avanti con Alfano e Verdini «nessuno può escludere che alla fine qualcuno riesca a trasformare questo malessere in un partito». Però qui viene il punto. Per non finire nella ridotta di un partitino di sinistra e ricostruire una sinistra di larghe culture politiche e sociali, sarebbe più facile se chi se ne dice portatore all’interno del Pd si decidesse a lasciare Renzi al suo destino di fondatore del partito della nazione.

Invece eccole le «simpatiche minoranze» dei Cuperlo e dei Bersani, che «non riescono a incidere sulle decisioni fondamentali», come nota la perfidia di D’Alema. Tutta la ricca schiera degli oppositori del leader di Rignano abbaia alla luna e non sposta Renzi di un millimetro. Tanto che basta il bazooka dalemiano per incenerire il borbottìo delle esauste minoranze.

  • erverin irve

    Una sinistra PD che non riesce a far approvare valide proposte o correzioni a leggi che aiutino le classi piu’ bisognose e indifese, ne’ alla Camera dei Deputati e nemmeno in Senato,ma dove a prevalere e’ sempre e solo la voce del padrone Renzi.Non sbaglia chi critica questa ormai irrelevante pattuglia di politci abbarbicati in modo atavico alle loro poltrone.

  • il compagno Sergio

    Il “bazooka” dalemiano è quello che gli è rimasto dell’epoca delle sue guerre “umanitarie” (danni collaterali inclusi) ?

  • Aldo Pert

    eila ragazzi ma ci siete ancora? certo che per credere al vignaiolo dovete essere mal messi per davvero!!! eh bei tempi quando eravate al governo con prodi con dini con mastella….

  • Aldo Pert

    beh dai tra qualche mese potrai criticare solo la camera….finalmente più di 300 riusciremo a mandarli a casa con una bella pensione tipo quella di questo signore che ancora vuole dire le sue caxx…..

  • il compagno Sergio

    Aldo Pert o è grillaiolo o è deficiente. Molto probabilmente tutt’e due le cose.

  • Aldo Pert

    pensa che se fossi entrambe le cose nn sarei ancora mal ridotto come te camerata di sinistra! ma si sa quando si resta in 4 gatti si deve pure urlare per sostenere baffone e baffino e se ci pensi fa rima con cret….

  • Felice Signorino

    al solito, le considerazioni di d’alema non contano nulla, conta solo il signor d’alema, l’organismo vivente sul cui aspetto esteriore si appuntano le reazioni invece che sul merito di quanto dice. Così intervengono enologi, parrucchieri, nostromi, e i soliti uomini qualunque doc che fanno marmellata di vicende e persone per i quali il tempo quindi non passa e tutto è immobile sotto il cielo. Dai commenti ho capito che il nostro ha i baffi e fa il vino, e meno male che nessuno ha approfondito fino a descriverci il colore delle mutande. Per il resto, il nodo politico della questione, non resta che affidarci all’articolo del manifesto… che cosa ha voluto intendere l’autrice, che d’alema è ormai out, che ha dimostrato la propria inadeguatezza in passato, che non si è liberato dalla logica delle correnti neppure ora che critica renzi, che adesso gioca a far l’estremista spostando l’azione fuori del pd dove i partitini di sinistra alla fine potrebbero riuscire ” a trasformare questo malessere in un partito”.? Beh, tutto questo mi sembra da condividere. Per il manifesto invece manca di coraggio, perché d’alema non invita la sinistra interna delle “simpatiche minoranze” (poco incisive, però!) a uscire lasciando renzi a costruire il partito della nazione con verdini e alfano. Per un giornalista le scelte politiche, come questa che d’alema non fa, ubbidiscono solo alla logica razionale. Per un politico c’è altro. Infatti quando il manifesto, quello di prima, ha scelto l’opzione politica concreta, non è che l’abbia imbroccata bene…

  • Aldo Pert

    se anche fossi entrambe le cose ancora nn sarei al tuo livello compagno! pensa come sei mal messo!!